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  • RIVOLUZIONE IN DERMATOLOGIA: IL METODO RUFFINI
    (di Patrizia Marini e pubblicato da The Cancer Magazine)

    Da diversi anni, il dottor Gilberto Ruffini, medico chirurgo specializzato in ematologia clinica e di laboratorio sostiene di poter curare con l’ipoclorito di sodio (NaClO) un centinaio di patologie, tra cui dermatiti, acne, ustioni, verruche e psoriasi. Ma numerosi medici sono scettici, al punto che alcuni definiscono il metodo Ruffini un ‘curare con la candeggina’. Cerchiamo di capire meglio.

    La rivista Cronaca Vera nel nuovo numero del 07.05.2019 che trovate in edicola ha pubblicato un articolo sul Metodo Ruffini, il trattamento dermatologico messo a punto dal dottor Ruffini. In barba alle critiche, il suo sistema sembra funzionare davvero. Il Dr. Ruffini è malato di sclerosi multipla dal 2007, si sposta su una sedia a rotelle, ma questo non gli ha impedito di continuare generosamente nelle sue ricerche.

    In breve il Metodo Ruffini è un trattamento dermatologico ad uso topico di Ipoclorito di Sodio (NaOCl) tra il 6% e il 12%. 
    Nell'elenco delle patologie curabili con il Metodo vi sono malattie come l'herpes o le afte, il fuoco di Sant'Antonio e le micosi di pelle e unghie, ma anche l'insidiosissima candida e il papilloma virus, responsabile del temibile tumore al collo dell'utero e che il vaccino attuale non riesce del tutto a scongiurare (copre solo alcuni dei ceppi responsabili del carcinoma, mentre l'ipoclorito elimina ogni virus presente con estrema semplicità). Il metodo viene applicato solo a livello topico, dopo corretta diagnosi medica, in autotrattamento o, in casi più delicati, dal medico stesso. In breve, tra i 30 e i 60 secondi, distrugge tutti i batteri, virus, funghi, protozoi e parassiti che incontra, oltre a neutralizzare veleni e sostanze urticanti (inibizione dell’acido formico) e stimolare la rigenerazione della membrana extracellulare (MEC), tornando utile, dunque, in caso di punture di insetti, contatto con piante urticanti, bruciature di meduse, ustioni domestiche e rimarginazione di ferite. 
    È poi un ottimo disinfettante, utilizzabile in caso di piede diabetico, piaghe da decubito e perfino per l'igiene personale quotidiana (consigliato prima e dopo i rapporti sessuali per evitare possibili trasmissioni di patogeni).

    Il Metodo Ruffini nel corso del tempo si è dimostrato sempre di più uno strumento utilissimo in un’ampia gamma di patologie dermatologiche umane e veterinarie e, trattandosi di un metodo semplice, di pratico utilizzo, privo di effetti collaterali e a basso costo, ne derivano diversi vantaggi di utilità sociale: innanzitutto, questo metodo può rivelarsi una freccia in più nell’arsenale terapeutico del medico, importante sia da solo che come coadiuvante di una qualsiasi altra cura; un altro vantaggio consiste nella riduzione del rischio di dover troppo frequentemente far ricorso ad antibiotici di sintesi, per esempio limitandone l’uso ai casi più gravi o per infezioni interne, al fine di arginare il fenomeno delle resistenze; ultimo, ma non da meno, il vantaggio economico.

    Dalla 1991 anno di nascita del Metodo, fino a oggi i casi clinici trattati positivamente sono non meno di 4 mila. Le testimonianze firmate (provenienti da e-mail, messaggi privati, social network, forum) sono oltre 1800 e sono molte le manifestazioni di affetto e di ringraziamento. Il principale veicolo di diffusione è il passaparola.
    Le patologie di cui soffrivano le oltre 4 mila persone trattate in questi ultimi 25 anni sono state moltissime. Il Metodo Ruffini abbraccia una vastissima quantità di patologie dermatologiche, in ambito umano e veterinario. Le principali trattate con successo sono l’Herpes 1,2,3, il papilloma virus umano (HPV) – con solo presenza virale senza lesioni Cin [neoplasia intrapiteliale cervicale, conseguenza dell’infezione virale da Hpv, ndr], l’MRSA (Stafilococco aureo resistente alla meticillina), il piede diabetico infetto (non ischemico), onicomicosi, tinee, disidrosi, psoriasi, dermatiti, punture d’insetti, ustioni (principalmente di primo e secondo grado), afte e verruche.

    Per moltissime patologie il Metodo Ruffini si è rivelato essere ancor più efficace di molti prodotti comunemente in commercio; per alcune patologie addirittura è unico e capace di risultati risolutivi con una rapidità e un rapporto economico davvero stupefacente. Il livello di efficacia è stato misurato spesso a livello clinico valutando un prima e un dopo la cura. Circa vent’anni fa, una nota università lombarda si è prestata per analizzare in vitro alcuni tra i principali agenti patogeni implicati nelle infezioni micotiche e batteriche; ebbene, i docenti furono colpiti dalla rapidità e del risultato di tali analisi.

    Quando parliamo di NaOCl (NaClO) ovvero dell’ipoclorito di sodio, viene immediatamente in mente la candeggina, la varechina, l’Euclorina, l’Amuchina, eccetera, come se questa molecola non avesse altro destino se non quello di pulire i sanitari e i pavimenti dei bagni. Beh, se pensiamo così, anche solo gli antibiotici si sono elevati a salvatori dalle infezioni partendo da una muffa… 
    Si pensi che il dottor Gilberto Ruffini era stato nominato ‘Il medico candeggiante’, giusto per comprendere quanto fosse forte la connotazione che gli era stata accollata. La più grave difficoltà è stata dunque quella di nobilitare questa molecola a un uso ben vasto, elevandola da semplice disinfettante domestico a complemento terapeutico dell’arte medica.
    I detrattori equiparano il Metodo Ruffini al ‘curare con la candeggina’, ma le differenze sono sostanziali: 
    il Metodo Ruffini utilizza solo ipoclorito di sodio in percentuali che vanno dal 6 al 12-14%. La candeggina nella migliore delle ipotesi utilizza ipoclorito di sodio con valore inferiore al 5% quando poi tra lo stoccaggio e l’acquisto, in cui trascorrono anche diversi mesi, si giunge a un uso della candeggina inferiore al 3%, dal momento che l’ipoclorito di sodio non scade ma decade; questo perché il cloro è una molecola molto volatile che si disperde in forma gassosa, riducendo quindi la titolazione del prodotto finale in pochi mesi. 
    Oltre a quanto detto per la candeggina (visto che è un prodotto per la sanificazione ambienti e non a uso dermatologico), la qualità dell’ipoclorito di sodio potrebbe essere inferiore mentre l’NaOCl distribuito a uso dermatologico è di grado farmaceutico; pertanto è purificato al 98-99% da tutte le altre possibili sostanze inquinanti o tossiche.

    Il figlio del Dott. Ruffini, Paolo, è il principale responsabile dell'enorme diffusione che sta avendo sui social network la sua metodologia. Ci sono numerosissime testimonianze (qualche migliaia) che ne dimostrano l'efficacia, sia di gente comune che di medici. La bibliografia scientifica sugli studi relativi all'ipoclorito di sodio in medicina è anch'essa molto vasta, dell'ordine di qualche centinaio. E’ importante precisare che ne il Dott. Ruffini, nè la sua famiglia guadagnano nulla da questo Metodo o dalla vendita del prodotto; nel 1996 il Dott. Ruffini brevettò il Metodo, ma non la molecola, che è reperibile nelle farmacie galeniche o in ditte specializzate. L'interesse è quindi puramente filantropico e senza doppi fini, come è possibile constatare in rete e, dopo parecchi anni di silenzi delle case farmaceutiche, del governo italiano (nello specifico il ministero della Sanità) e di molti colleghi medici, nonché dopo il ricevimento di molte minacce sia telefoniche che via lettera, il Dott. Ruffini è determinato a proseguire il percorso divulgativo poiché ritiene suo dovere informare e diritto della gente a conoscere.

    Il Dott. Ruffini scoprì le potenzialità della molecola nel lontano 1991, durante il suo lavoro di medico dentista sopra una paziente affetta da afte. Una goccia di ipoclorito di sodio (che già serve in odontoiatria per la disinfezione di canali radicolari dei denti) cadde accidentalmente su un'afta e il dottore notò subito una reazione e un netto miglioramento. Da questa scoperta accidentale iniziò la sua lunga ricerca, variando le concentrazioni e provando su casi clinici differenti. Così nel 1996 arrivò al brevetto del Metodo Ruffini, trattamento dermatologico ad uso topico di ipoclorito di sodio tra il 6 e il 12%, valido per oltre un centinaio di patologie, il cui elenco definitivo è presente nel manuale ufficiale, auto-pubblicato nel 2014, scritto dal Dott. Ruffini e dal giornalista Valerio Droga di Palermo ("Curarsi con la candeggina? Guida pratica al Metodo Ruffini per trattare oltre 100 patologie con meno di un euro”).

    Dal 1996 al 2006 il Dott. Ruffini rimase nel silenzio più assoluto, pur cosciente della enorme portata della sua scoperta, mentre spediva molte lettere informative a politici, ministri della Salute (Sirchia e Veronesi), al presidente della Repubblica (Scalfaro e Napolitano), ai direttori sanitari Asl (ospedale Fondazione Macchi di Varese e Ospedale Niguarda di Milano) e a tutte le principali case farmaceutiche mondiali. In taluni casi reiterò due e tre volte allo stesso mittente la missiva, ma non ebbe mai alcuna fattiva risposta, se non talora un laconico "la ringraziamo per l'informazione che gireremo a chi di competenza". 
    Il principale motivo del silenzio ostinato delle case farmaceutiche in questi 28 anni potrebbe attribuirsi principalmente al fatto che l’ipoclorito di sodio è una notissima molecola, di facile riproducibilità e che non è possibile tutelare commercialmente quindi le grandi aziende, non vedendo possibilità di monopolio commerciale, l’hanno trascurata.
    Nel frattempo, in tutti questi anni, centinaia di pazienti sono stati curati senza che il Dott. Ruffini abbia mai chiesto parcelle o alcunché.
    Nel 2007 suo figlio Paolo Ruffini, educatore di comunità, ma lui non medico, ha spronato la divulgazione di questa scoperta facendola diventare di dominio pubblico, partendo da forum dedicati alla dermatologia e patologie cutanee: una strategia comunicativa che ha decretato l'enorme successo del metodo. 
    Nel 2009, grazie al lavoro di una persona guarita da un disturbo dermatologico col Metodo, si vide la nascita del sito ufficiale www.metodoruffini.it e, grazie al naturopata Alberto Mondini, titolare del noto ARPC, forum Alleanza della salute, si poté avere un costante punto di riferimento per coloro i quali manifestavano curiosità o interesse.

    Nel 2011 fu la volta del gruppo e della pagina Facebook, con una esponenziale crescita di utenti e di testimonianze scritte e fotografiche: attualmente vi sono quasi 25mila utenti iscritti al gruppo FB; altri 2000 nell’altro neogruppo ‘Condividiamo il Metodo Ruffini’; circa 12mila ‘mi piace’ sulla pagina del Metodo Ruffini; 4,9 stelle su 5 come voto di preferenza della pagina; circa 500 visite giornaliere al sito ufficiale Metodo Ruffini, con una media di 320 nuovi utenti ogni giorno; una raccolta di quasi 1900 testimonianze fotografiche firmate fruibili da tutti; 1800 iscritti al canale YouTube, circa 1700 su Linkedln, 1600 followers su Instagram, una media di 6000 visite mensili su Pinterest, diversi medici professionisti (circa 72) che utilizzano il metodo sui propri pazienti (fra cui diversi medici di famiglia) e diverse testate e portali che hanno dato spazio al metodo, ben 7 dirette Tv come ospiti a Telecolor in prima serata, e svariate interviste radiofoniche, fino all'ultimo risultato, il manuale ufficiale, dal titolo ‘Curarsi con la candeggina?’ guida pratica al Metodo Ruffini, che con oltre 9000 copie vendute ha scalato la classifica del portale (Ilmiolibro) e Macrolibrarsi arrivando al primo posto della settimana e al primo del mese. Attualmente il libro è da un anno al sesto posto su lulu.com, circa in 45ma posizione su Il Giardino dei libri.
    Tutto ciò non è frutto di pubblicità a pagamento, ma solo ed esclusivamente del passaparola di persone soddisfatte dei risultati ottenuti.
    ➡ Il valore del passaparola:
    https://www.facebook.com/RuffiniPaolo/videos/10219014602146514/

    Mentre cresceva il sostegno della gente comune e di alcuni medici privi di pregiudizi, tuttavia, si alimentava anche la contrarietà di una parte della comunità scientifica. Se fino ad allora i mezzi erano però stati semplicemente quelli della derisione (la critica più comune - da cui è stato colto provocatoriamente il titolo del manuale - era quella di identificare l'ipoclorito di sodio con la comune candeggina, promuovendo una facile ironia), il 4 giugno del 2015 si è passati ai fatti. Il Dott. Ruffini è stato convocato dall'Ordine dei medici chirurghi della provincia di Varese (dove è iscritto ), su sollecitazione dell'Ordine di Cremona, per accertamenti disciplinari (con procedimento amministrativo n. 14/1866), avendo per oggetto "ipotesi di violazione degli art. 1,2 13 CDM 2006". 
    In breve, ciò che veniva contestato, in base al codice deontologico professionale, era che il metodo “non risulterebbe essere stato convalidato da dati sperimentali". Ma cosa intendono per "dati sperimentali"? 
    Sono 767 gli studi scientifici sull'ipoclorito di sodio sparsi che il Dott. Ruffini da solo è riuscito a raccogliere. (è appena uscito, a tal proposito, un volume esclusivamente dedicato alla sola bibliografia delle pubblicazioni scientifiche mondiali che ha consultato il dott. Ruffini per perfezionare negli anni la sua metodologia). Se si riferiscono alla sperimentazione necessaria a fare della molecola un medicinale a pieno titolo avrebbe dei costi elevatissimi che nessuna casa farmaceutica è disposta a sostenere, trattandosi di una molecola comune (“farmaco orfano”) e non di nuova sintesi, quindi non brevettabile e con la cui commercializzazione non ci si potrebbe mai rifare delle spese eventualmente sostenute.
    Ad ogni modo, la commissione disciplinare dell’Ordine si è riunita e non solo ha archiviato il caso ma il presidente del suddetto Ordine di Varese, il dott. Roberto Stella si è complimentato personalmente con il Dott. Gilberto Ruffini.

    In questi anni di divulgazione il medico non ha mai delegittimato la medicina ufficiale, di cui per altro fa parte a pieno titolo, né ha sminuito in alcun modo le case farmaceutiche, la loro ricerca e i medicinali che immettono sul mercato. Non si è mai voluto sostituire alle altre specialità, invitando anzi i pazienti a ricorrere ai medici specializzati (in particolare dermatologi e ginecologi, a seconda del disturbo), per la diagnosi ed eventualmente per l'applicazione del metodo.

    Tale metodologia è accessibile a tutti a un costo bassissimo, che verrebbe a costare ancor meno se prodotto nelle farmacie ospedaliere, fino a 30 centesimi al litro: considerando che per curare una malattia servono in genere 5-10ml, si potrebbero curare fino a 200 casi con meno di 0,50 euro! Un metodo di cura che, se istituzionalizzato in ambito ospedaliero e ambulatoriale, potrebbe far risparmiare al servizio sanitario nazionale notevoli risorse, che potrebbero quindi essere reinvestite in assistenza o altra ricerca medica.
    L’Ipoclorito di Sodio Inoltre è un disinfettante micidiale per i cosiddetti superbatteri o batteri killer, che sono responsabili oggi in corsia di tante infezioni resistenti agli antibiotici, molte delle quali si concludono purtroppo con gravi compromissioni (tipo amputazioni) finanche il decesso del paziente (in questi casi generalmente per setticemia).

    Ciò che il Dott. Ruffini auspica da sempre è una ufficializzazione del metodo, semplicemente una sua diffusione in vari ambiti medici e ospedalieri soprattutto nei casi in cui altre terapie risultino inefficaci o di difficile accesso, nel pieno rispetto della Dichiarazione di Helsinki dell'Associazione medica mondiale, quanto reputato un validissimo contributo alla scienza medica e al sollievo di tante persone. In particolare per la lotta ai batteri killer e per garantire un grande risparmio alle famiglie e al servizio sanitario nazionale, liberando non poche risorse economiche da reinvestire come meglio si crede per la salute pubblica.

    Non resta quindi che auspicare un autentico intervento delle istituzioni che formalizzino e ufficializzino tale metodologia per il bene comune dei cittadini e della spesa pubblica. Lo sapete che un litro di questo prodotto, in produzione industriale, è inferiore a cinquanta centesimi di euro? E che con un litro di prodotto si possono effettuare mediamente 60 trattamenti? Fate voi i calcoli immaginando tale strumento terapeutico a portata nazionale fra ospedali, ambulatori e studi medici…

    ???? E’ possibile farsi preparare l'ipoclorito di sodio nella titolazione occorrente da una farmacia galenica, secondo la percentuale indicata nel Manuale pratico, oppure ordinarla direttamente on-line presso UNA DITTA SPECIALIZZATA, la Greensistem (il prodotto prende il nome di IPOMAX) e procedere in autonomia alla diluizione indicata per il disturbo da trattare.

    ???? LEGGI ANCHE:
    Come la candeggina "cuoce" i batteri
    La Scienze - 17 novembre 2008


    Curare oltre 100 malattie della pelle con meno di un euro
    Intervista al padre del Metodo Ruffini
    di Valerio droga | Oggi Salute 20 dicembre 2013 | pubblicato in Cure e terapie


     

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