AFFARE FATTO
(di Patrizia Marini)
 
Era un mercato: denaro in cambio di malati. «Affare fatto», diceva il Professore al termine delle trattative. [1]

C’era un groviglio di tangenti celato sotto le cure sperimentali contro la psoriasi secondo quanto scoperto dal Nas dei carabinieri di Firenze in indagini coordinate dalla procura di Firenze; l’inchiesta, intitolata “Derma... affare fatto”, ha evidenziato un’ampia corruzione tra medici e responsabili di multinazionali farmaceutiche all’ombra di “Psocare”, un programma nazionale di sperimentazione contro la psoriasi promosso dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA). Almeno 800 i malati cronici di psoriasi coinvolti loro malgrado.

Il primo ottobre 2010 finì agli arresti domiciliari il professor Torello Lotti, 57 anni, ordinario di dermatologia all' Università di Firenze, presidente della Società italiana e di quella mondiale di dermatologia con l'accusa di aver messo a disposizione di alcune case farmaceutiche un certo numero di pazienti affetti da psoriasi a cui somministrare i costosissimi farmaci biotecnologici, messi a punto per il cura della psoriasi. In cambio il Professore chiedeva alle aziende farmaceutiche finanziamenti per la scuola di specializzazione, per l' assunzione di ricercatori, per convegni e pubblicazioni, per le apparecchiature.

Il mercato dei malati si è sviluppato all' interno del programma nazionale “Psocare” avviato nel 2005 per lo studio e la cura dei pazienti affetti da psoriasi che non migliorano con le terapie sistemiche, come la ciclosporina e la Puva, e vengono trattati con farmaci biotecnologici (di ultima generazione), il costo dei quali, intorno ai 1015mila euro all' anno, è a carico del servizio sanitario nazionale. I centri Psocare accreditati in Italia sono 154. Quello fiorentino riferibile al professor Lotti ha trattato circa 800 pazienti, 212 dei quali fino all' inizio del 2009 sono stati curati con il farmaco Raptiva della Merck Serono, che finanziava generosamente congressi e borse di studio per specializzandi. 

Quando Raptiva è stato tolto dal commercio dalla Agenzia europea del farmaco perché giudicato pericoloso, la Merck si è ritirata da ogni impegno e il professor Lotti si è trovato alle prese, oltre che con le ristrettezze di bilancio dell' università, con un ammanco di 200 milioni per due borse di studio. E' stato allora, secondo le accuse, che ha messo sul mercato i pazienti, dandoli ai migliori offerenti in proporzione agli stanziamenti che le case farmaceutiche erano disposte a erogare.

«Non capisco. Vedo la colpevolizzazione di un sistema largamente accettato e assolutamente logico e razionale», ha detto Lotti alle tv uscendo dal Nas: «La prova dei soldi direttamente a me non c' è. Ho operato a favore delle istituzioni, non del sottoscritto». [1]

Il 4 marzo 2016 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con cui il 2 febbraio 2015 la corte di appello di Firenze aveva condannato a due anni, 11 mesi e quattro giorni il dermatologo Lotti per i reati di truffa, peculato e istigazione alla corruzione per i suoi rapporti con alcune case farmaceutiche. [2]

Le accuse dunque si erano ridimensionate già in primo e secondo grado e poi in Cassazione, che aveva ordinato un nuovo processo. L’8 dicembre 2016 la corte di appello di Firenze ha accolto in parte le richieste del difensore, limando ulteriormente le responsabilità del professor Lotti, dichiarando prescritti due episodi di istigazione alla corruzione, ha escluso i risarcimenti (le cosiddette provvisionali) stabiliti in primo grado e in appello per l’Università e in parte anche per l’Asl, lo ha assolto dall’accusa di truffa e lo ha condannato a un anno per peculato per aver intascato, durante l’attività professionale in intramoenia, la quota di compensi spettante all’Azienda sanitaria. [3]

Quella della sperimentazione clinica all’insaputa dei pazienti ai fini di arricchimento personale sembrerebbe essere prassi sanitaria collaudata, «un sistema largamente accettato e assolutamente logico e razionale», come lo ha definito Lotti.

E’ recente il caso del luminare della terapia del dolore Guido Fanelli, 62 anni, conosciuto in quanto punto di riferimento in Italia per le terapie del dolore, già componente della Commissione Programmazione e presidente della Commissione Terapia del Dolore e Cure Palliative del Ministero del Lavoro, della Salute, delle Politiche Sociali, relatore del Piano oncologico nazionale del 2008, ed estensore della legge sulla Terapia del Dolore del 2010 (legge 38/2010).
Secondo gli investigatori Fanelli avrebbe sfruttato i pazienti non solo per sperimentare medicinali a loro insaputa, ma avrebbe utilizzato anche le loro cartelle cliniche per rivenderle alle case farmaceutiche e trarne guadagno. [4]

Un medico che si definiva "boss" e che definiva i rappresentati delle aziende che lo pagavano "marchettari". [5]
«Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io. Io rompo i coglioni di misura ma il risultato c’è sempre con me…».  
Diceva anche questo Guido Fanelli, docente di Anestesia e Rianimazione all’Università di Parma e titolare di diversi incarichi pubblici, finito ai domiciliari nell’inchiesta che porta il nome di uno yacht. Perché così il professore - per gli inquirenti il perno dell’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione che ha portato all’emissione di 19 misure cautelari - aveva chiamato la barca pagata dalla case farmaceutiche che riusciva a favorire.

Nelle strutture di cui era responsabile venivano svolte sperimentazioni cliniche illegittime «a discapito della salute – scrive il giudice per le indagini preliminari di Parma Maria Cristina Sarli – degli ignari pazienti», a spese del sistema sanitario nazionale. Lo scopo era promuovere e divulgare i prodotti farmaceutici delle ditte ‘amiche’ (con la collaborazione di un dirigente del ministero della Salute) e in cambio il professore riceveva denaro e altri benefit, tra cui appunto lo yacht Pasimafi che ha dato anche il nome all’operazione dei Carabinieri. [6]

Un potere grande quello di Fanelli: «Io ho il centro Hub del dolore più grosso d’Italia con 19mila interventi no! Io ho la mia forza politica che sposto milioni di euro perché con la forza scientifica non politica, perché noi scriviamo una roba e tutti vengono dietro…» si vantava. [5]

I risultati di questa “forza scientifica” erano diversi e tutti a discapito della sua missione di medico: far sperimentare sui pazienti della Rianimazione una «volgare pompa di infusione, del cazzo peraltro»; oppure fornire pazienti all’azienda amica che doveva fare ricerca su un farmaco oncologico o un integratore. Senza avvisare, naturalmente, i diretti interessati e tantomeno la commissione etica preposta. Fanelli la faceva sempre facile e breve: 
«… facciamo una specie di Pilot senza comitato etico di valutazione proprio brutale clinica … di valutazione esterna nostra». 
Sui corsi di formazione invece la sintonia con i privati era talmente forte che le ditte decidevano argomenti, relatori ed addirittura arrivava a selezionare i partecipanti. Ma si andava anche oltre arrivando addirittura modificare a pubblicazioni scientifiche ad hoc, e pilotate, sull’argomento. E poi Fanelli poteva contare anche sull’ascendente esercitato su qualche collega come il direttore di un dipartimento definito “un cagnolino” una volta che aveva ottenuto l’approvazione di un dispositivo. 

«Ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe». 
E poco importa che qualcosa possa andare storto come ipotizza uno degli indagati, l’imprenditore Giuseppe Vannucci, che vuole far sperimentare dei filtri svedesi ottenendo tutte le autorizzazioni del caso e il placet di Fanelli: «In modo che se muoiono 100 persone con questo filtro non va in galera nessuno». 
Il professore non solo favoriva le case farmaceutiche amiche, ma talvolta forniva loro anche informazioni riservate: «Mi sono arrivati dei files bellissimi – dice in una conversazione intercettata il 3 agosto 2015 sempre con la moglie – notizie scientifiche molto interessanti» poi girate via Whatsapp agli amici: «Sai è il mio lavoro lo spionaggio industriale…». [5]


Per questo il gip di Parma Maria Cristina Sarli non esita a definire Fanelli «un uomo che in modo incessante e, a tratti compulsivo, agisce con tutti i mezzi a sua disposizione per realizzare i propri obiettivi». Una capacità che gli viene ampiamente riconosciuta anche da uno dei manager indagati che gli dice: «Non dovevi fare il professore … non dovei fare il professore tu dovevi fare il direttore di marketing… devi fare il vice presidente di una multinazionale». [5]

E a guardare la sua pagina Facebook il professore faceva una vita da top manager: viaggi, convegni, foto in barca e in vacanza, selfie con una piatto di crostacei e ostriche. Ma mai una foto con il camice da lavoro. 
Il suo profilo Facebook

Tutto dunque finalizzato all’accumulo di denaro e tutto più o meno conosciuto anche da qualche collega. Una in particolare, definita estranea ai fatti dal gip, parlando con Fanelli sembra rimproverarlo: «… però uno non è che può… soldi soldi soldi… ma tu sei un disperato… sì però ma te sei un disperato perché sei in un meccanismo dove sei schiavo... cioè io te l’ho già detto mille volte non lo capisci è come per tutte le esperienze che hai dovuto fare capisci quando ci arrivi in fondo … (omissis) … ma io non mi preoccupo io ti dico solo … cioè voglio dire non è che uno può lo so poi dopo … io penso altro se lo fai si vede che ti fa piacere perché altrimenti uno non lo farebbe no? … ma è tutta una tribolazione … sì ma ascolta finalizzata a che cosa? A far la piscina, a comprar la barca per andarci con chi non te ne frega un cazzo, te sei pazzo, cioè io non lo so è una roba che io non capisco proprio, ma davvero non riesco a capirla». [5]

E probabilmente non potranno capirla neanche coloro la cui sofferenza è stata utilizzata, come ritengono gli inquirenti, per arricchire Fanelli di almeno 600mila euro.

Intanto in questi giorni sono stati sequestrati al medico altri 100mila euro che si vanno ad aggiungere ai 460mila euro già congelati sui suoi conti correnti. [4]

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🔎 APPROFONDIMENTI:

Il farmacista truffaldino: un viaggio inchiesta nel mondo della compravendita dei farmaci dove spuntano in barba alla tutela della salute dei cittadini un mercato sotterraneo di affari legati al farmaco. Il farmacista racconta molto dettagliatamente come una parte degli introiti della farmacia derivino da pratiche facilmente identificabili come comparaggio: attività illegali che aumentano il fatturato della farmacia. Il farmacista spiega al complice della Iena che per far funzionare un'attività simile è indispensabile avere solo due dottori al suo interno: i "capsulari" ovvero i dottori che prescrivono i galenici, e i dermatologi e racconta molto dettagliatamente come.
Le Iene Toffa - puntata del 13 maggio 2013
IL VIDEO

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FONTI
[1] Favori in cambio di malati da curare. Arrestato primario di dermatologia 
La Repubblica cronaca di Firenze 
2 ottobre 2010
Franca Selvatici
LEGGI

[2] Firenze, annullate le condanne per il dermatologo Torello Lotti
La Repubblica 4 marzo 2016
LEGGI

[3] Firenze, ridotta la condanna al dermatologo Torello Lotti
La corte d'appello ha limato le responsabilità dell'ordinario di dermatologia
La Repubblica 9 dicembre 2016
Di Franca Selvatici
LEGGI

[4] Pasimafi, Fanelli: indagini sulla vendita dei dati dei pazienti alle case farmaceutiche
Redazione ParmaToday 04 luglio 2017 09:01 
LEGGI

[5] Corruzione sui farmaci per il dolore, l’intercettazione: “Io procuro malati e loro mollano il 10%”
Il Fatto Quotidiano 9 maggio 2017
di Giovanna Trinchella
LEGGI

[6] Corruzione sui farmaci per la terapia del dolore: “Sperimentazioni cliniche su pazienti ignari”. 19 arresti in tutta Italia
Il Fatto Quotidiano 8 maggio 2017
di David Marceddu 
LEGGI

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