In questo interessante articolo viene evidenziata la grande efficacia dell'ipoclorito di sodio (NaOCl) per la disinfezione di dispositivi medici. A nostro parere sarebbe utile utilizzare, per l'uso citato nell' articolo, solo Ipoclorito di sodio al 12% senza altre aggiunte.
Efficacia disinfettante di salviette detergenti applicate sulla superficie esterna di un dispositivo medico contaminato con sangue o Streptococcus Pneumoniae
A cura della Dott.ssa Eleonora Veglia
I dispositivi medici sono diventati una sempre più comune fonte di infezioni nosocomiali (health care-associated infections, HAI); al rigurado, una crescente letteratura dimostra che le HAIS associate a dispositivi medici (DA-HAI) sono tra le principali cause di morbidità e mortalità all’interno delle unità di terapia intensiva.
Statistiche rilasciate dal Centers for Disease Control and Prevention nel 2002 riportano più di 1,7 milioni di HAI nel corso di un solo anno, causando circa 99,000 morti direttamente associate alle HAI. È stato inoltre riportato che le DA-HAI sono responsabili del 60-80% di tutte le HAI legate al circolo sanguigno, al tratto urinario ed alla polmonite; tutto ciò indica la necessità di nuove misure di controllo delle infezioni per ridurre il coinvolgimento dei dispositivi medici in queste infezioni.
Uno dei punti critici che è necessario considerare nel progettare nuove misure di controllo delle infezioni è l’influenza del design dei dispositivi (caratteristiche fisiche e materiale usato) sul reprocessing (procedura dettagliata e multistep a cui vengono sottoposti i dispositivi per poter essere riutilizzati) dei dispositivi medici riutilizzabili.
 
Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare come la superficie esterna di un dispositivo medico può influenzare l’efficacia di salviette detergenti disinfettanti nel rimuovere contaminanti biologici dalla superficie di dispositivi riutilizzabili. In particolare, lo scopo era quello di sviluppare un metodo per valutare l’efficacia di diverse salviette, disponibili in commercio, nel rimuovere tracce di sangue o di Streptococcus pneumoniae.
 
Per testare quindi l’efficacia di sei diverse salviette detergenti disinfettanti, è stato utilizzato un saggio proteico quantitativo per determinare la quantità di proteine residua sulla superficie esterna dell’apparecchiatura per anestesia; è stata, inoltre, valutata la forza necessaria a rimuovere le tracce biologiche attraverso l’utilizzo di un piezoelectric force plate. Infine, la determinazione dell’ATP in bioluminescenza è stata utilizzata per valutare la persistenza di batteri sulla superficie dopo l’uso delle salviette.
Sono stati testati diversi saggi proteici, ma molti dei reagenti colorimetrici utilizzati per la rilevazione delle proteine non erano adatti perché i composti presenti nelle salviette detergenti davano origine a falsi positivi; è stato, quindi, scelto il metodo che prevede l’utilizzo del composto o-ftalaldeide (o-phthaldialdehyde, OPA) per quantificare le proteine.
Usando il metodo OPA, è stato ottenuta una valutazione della quantità residua media di proteine (µg) rimaste sulla superficie dopo la prova delle 6 diverse salviette. I valori si riferiscono alla media di 10 prove per ogni salvietta e si attestano da un minimo di ~ 10 µg a un massimo di ~ 110 µg.
È curioso sottolineare come la salvietta migliore (n° 3, Clorox Germicidal Wipes) e la peggiore (n° 4, HypeWipe Bleach Towelette), contengano, anche se in percentuali leggermente diverse, lo stesso composto attivo, ovvero sodio ipoclorito (0.55% e 0.94%).
Tre delle rimanenti 4 salviette (n°1 ProSpray wipe, n°2 CleanCide ready-to-use Germicidal Detergent Wipes, n°6 CaviWipe) hanno lasciato una quantità simile di residui proteici (~ 60 µg), mentre la salvietta n°5 (Oxivir Tb Disinfectant Wipes) si è comportata in maniera simile alla n°3 (~ 30 µg).
Un altro metodo utilizzato per quantificare l’efficacia di queste salviette detergenti disinfettanti è stato quello di valutare la forza e il tempo necessari per rimuovere una macchia di sangue dalla superficie dell’apparecchiatura. Anche in questo caso, la salvietta n°3 risulta la più efficace nel rimuovere la macchia di sangue coagulato e pulire la superficie, richiedendo la minor quantità di tempo (5.01 ± 0.09 sec) e di forza (12.58 ± 0.59 N).
Infine, dopo aver contaminato la superficie dell’apparecchiatura con una concentrazione nota di batteri (Streptococcus pneumoniae, scelto perché batteri appartenenti a questo genere sono comuni patogeni ospedalieri e contaminanti dell’apparecchiatura per l’anestesia) e, successivamente, pulito e disinfettato con le diverse salviette, sono state quantificate le tracce residue di batteri utilizzando Ruhof’s ATP bioluminescence swabs and assay; tutte le salviette testate sono risultate in grado di rimuovere più del 98% dell’inoculo dei batteri.
Dai risultati ottenuti si è osservato che sia la salvietta migliore che quella peggiore contenevano ipoclorito di sodio; è stato ipotizzato che la differenza di efficacia sia dovuta al tipo di imballaggio e al grado di umidità in quanto un eccesso di liquido non permette una adeguata pulizia comportando, invece, ulteriori danni come corrosione dei circuiti elettrici.
Sottolineano gli autori che punto di forza dello studio è stato un background del saggio a bioluminescenza per l’ATP vicino a 0 RLU (nessun segnale rilevabile).
Gli autori, tuttavia, denunciano alcune limitazioni dello studio: la sensibilità del saggio proteico OPA potrebbe essere non realistica perché la normale manipolazione della strumentazione può creare dei falsi positivi. Inoltre, riguardo alla valutazione batterica mediante ATP, l’efficienza della raccolta dei batteri dalla superficie del dispositivo è influenzata dalla concentrazione degli organismi presenti, in quanto l’efficienza decresce al crescere della concentrazione batterica; infine, l’apparecchiatura per anestesia è soltanto uno dei numerosi dispositivi medici riutilizzabili in ambito sanitario e, dato che la maggior parte dei dispositivi possiede un’unica superficie non regolare, questi risultati potrebbero non essere applicabili a tutte le superfici dei dispositivi.
Gli autori sottolineando come lo scopo dello studio non è stata una semplice valutazione di diverse salviette disponibili, ma una analisi più approfondita della loro reale efficacia in condizioni reali, ricordano come sia fondamentale per gli operatori dell’assistenza sanitaria leggere sempre attentamente le indicazioni del fornitore dei diversi dispositivi riutilizzabili per scegliere il detergente più appropriato.
 
In conclusione, anche se lo studio non era diretto ad individuare un particolare componente attivo o la superiorità di un tipo di salviette rispetto ad un altro, i dati ottenuti dimostrano che tra le salviette disinfettanti la Clorox Germicidal Wipes risulta la migliore di quelle testate. Gli autori quindi si auspicano che questi risultati contribuire a decidere in maniera sempre più informata sulla scelta dei prodotti detergenti e disinfettanti, in base alla superficie sulla quale verranno utilizzati. Il sinergismo tra il miglioramento dei metodi di controllo delle infezioni connesso con possibili modifiche del design dei dispositivi ad opera del produttore, dovrebbero finalmente portare ad una diminuzione del numero di DA-HAI.
 
Riferimento bibliografico: Gold KM and Hitchins VM, Cleaning assessment of disinfectant cleaning wipes on an external surface of a medical device contaminated with artificial blood or Streptococcus pneumoniae, Am J Infect Control (2013), 10.1016/j.ajic.2013.01.029
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Le ricerche, le nuove applicazioni, le testimonianze, gli approfondimenti. Iscriviti adesso!

Contattaci

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione.

Continuando a visitare il sito ne accetti l'uso. Per saperne di piu'

Approvo

Politica sui cookies

Per aiutarci a migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito web, metodoruffini.it inserisce alcuni cookie sul tuo computer.

Ma che cosa sono i cookies e perché si usano?
I cookies sono piccoli file di testo salvati sul tuo computer o sul tuo dispositivo mobile. Non occupano molto spazio, e, una volta scaduti, saranno rimossi automaticamente.
Il sito del Metodo Ruffini usa i cookie per fare sì che la tua visita al nostro sito web sia il più possibile piacevole. Ci sono diversi tipi di cookie, usati in diversi modi. Alcuni hanno la funzione di consentirle di sfogliare il sito web e di vedere determinati oggetti. Altri servono a darci un'idea delle tue esperienze nel corso della tua visita, per esempio le difficoltà che incontra nel trovare quello che cerchi; in tal modo possiamo migliorare e rendere il più possibile piacevoli le tue visite future.
I cookies più importanti sono i cookie necessari. Ti sono indispensabili per navigare sul sito web e utilizzarne le caratteristiche fondamentali. Per migliorarci raccogliamo dati sulla navigazione. Poi ci sono gli interaction cookies si usano per consentirle di interagire con media sociali oppure di inviare recensioni.
Ma se i cookies non piacciono?
Puoi modificare le impostazioni del tuo browser in modo che i cookies siano cancellati o non vengano salvati nel tuo computer o dispositivo mobile senza il tuo consenso esplicito. La sezione Aiuto del tuo browser ti deve fornire informazioni sul modo di gestire le tue impostazioni relative ai cookie. Qui può vedere come si fa con il tuo browser:
Internet Explorer: http://support.microsoft.com/gp/cookies/en
Mozilla Firefox: http://support.mozilla.com/en-US/kb/Cookies
Google Chrome: http://www.google.com/support/chrome/bin/answer.py?hl=en&answer=95647
Safari: http://support.apple.com/kb/PH5042
Opera: http://www.opera.com/browser/tutorials/security/privacy/
Adobe (plug-in for flash cookies): http://www.adobe.com/security/flashplayer/articles/lso/

Paolo Ruffini C.F. RFFPLA73C12L682L