• Consigli per l'igiene intima



    igiene intimaE' sufficiente una volta ogni 15 giorni fare un bidè con solo ipoclorito di sodio al 6% lasciandolo agire per un minuto poi risciacquare con semplice acqua.
    Durante il bidè passare bene il liquido nella parte esterna dei genitali, della zona anale e inguinale.
    A titolo preventivo: se si dovesse avere partner non abituali, farsi un bidè (e anche all'altro partner) prima del rapporto sessuale.



    LAVAGGI PENIENI: Dato che l’ HPV si trasmette per via cutanea e non solo per vie vaginali, è giusto e prudente che anche l’ uomo si disinfetti con un lavaggio del Pene, con Ipoclorito al 6% partendo dal Pube (peli compresi, anzi, dall’ombelico) in giù, Pene e Glande compreso … ben scoperto, Inguine, Scroto (ben bagnato), Perineo, Ano e dintorni. Con sciacquo finale. Ecco che il preservativo può svolgere la sua funzione protettiva completa e con i tempi che corrono, pretendere il preservativo è un atto prudentissimo e obbligatorio per lui e per lei, perché nel sesso il rispetto comune è, tra altre, condizione primaria al volersi bene. Cordialmente, dr Gilberto Ruffini.

    Consigliamo di avere in casa sempre una scorta di ipoclorito di sodio e il manuale pratico di agile consultazione. Grazie.
  • Disinfezione gengivale e altri usi


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  • Dopo l'influenza il virus può nascondersi in casa


    Se dopo l'influenza il virus si nasconde nel divano.
    Come pulire la casa per evitare il contagio.

    Le regole per eliminare i potenziali agenti infettivi dalle mura domestiche.
    L'esperto: "Buttate lo spazzolino e disinfettate superfici, telecomandi, maniglie e rubinetti"

    L'INFLUENZA ha avuto il suo picco proprio durante le festività natalizie quando le visite di amici e parenti sono più frequenti per festeggiare insieme. Inevitabile, quindi, che la casa si trasformi in un covo di germi e batteri che continuano a circolare tra le mura domestiche e ad essere quindi un potenziale agente infettivo per chi ci vive e per chiunque ci faccia visita. Ecco perché serve una pulizia più accurata che sia quasi una sorta di disinfezione casalinga e che ci aiuti a liberare le stanze dal rischio di contagio.

    Il galateo respiratorio. Prima ancora che pensare alla disinfezione dei vari ambienti di casa, è importante che chi si è ammalato o ha semplicemente preso un raffreddore adotti il cosiddetto “galateo respiratorio”: “Oltre all’influenza in questo periodo dell’anno girano tanti microrganismi che si trasmettono per via aerea attraverso le goccioline di saliva e le varie secrezioni nasali” spiega   Giancarlo Icardi, ordinario di Igiene all’Università di Genova ed esperto della Società italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI). “Il galateo da adottare prevede che tutte le volte che si starnutisce, bocca e naso vengano coperti con la mano o meglio ancora con un fazzoletto monouso che però va smaltito al più presto senza lasciarlo in giro perché sopra ci sono dei microrganismi che possono migrare dappertutto in casa”. Se, però, lo starnuto arriva all’improvviso, ecco il suggerimento dei ricercatori della Otago University: coprirsi la bocca e il naso con il gomito piegato. Nei casi in cui il contatto con gli altri sia molto frequente, si può indossare una mascherina che protegge bocca e naso.
    L’igiene ambientale. Anche se fa freddo, è importante garantire un buon ricambio dell’aria. “Ogni mattina bisogna spalancare le finestre e lasciar entrare aria nuova. Naturalmente se c’è un ammalato, meglio spostarlo in un’altra stanza per non fargli prendere freddo. E’ bene anche svuotare i cestini in cui si buttano i fazzoletti di carta dove soffiamo il naso” raccomanda Icardi.

    La disinfezione del bagno. 
    Insieme alla cucina, il bagno è una delle stanze più “amate” da virus e batteri e quindi la prima a dover essere pulita con accuratezza. Per prima cosa, bisogna disinfettare le maniglie, sia quella della porta che quelle della finestra e poi i rubinetti: sono gli oggetti che tutti necessariamente toccano e quindi quelle da cui è più facile avere una trasmissione di infezioni. Si può usare un mix di acqua, alcol, aceto e oli essenziali: l’aceto è una sostanza acida che scioglie lo sporco ed è l’ideale per disinfettare in modo naturale. Lo si può usare al posto della candeggina con il vantaggio che è anche biodegradabile oltre che economico. Purtroppo, però, non uccide i batteri più pericolosi come lo stafilococco. "Per una corretta disinfezione casalinga, meglio utilizzare i comuni detergenti a base di ipoclorito di sodio al 5% perché hanno una concentrazione di sodio tale che deterge ed elimina i batteri", spiega Icardi. 


    Asciugamani e spazzolino da denti. 
    Quando in casa c’è una persona ammalata, bisogna prestare più attenzione all’igiene e al buon senso: "Per esempio, può essere utile adoperare le asciugamani in carta monouso oppure se si preferiscono quelle in tessuto, meglio averne uno personale in modo da non utilizzare quello della persona ammalata" suggerisce l’esperto. Stesse precauzioni per lo spazzolino da denti che essendo stato in bocca ha catturato gran parte di germi e batteri. Oltre a pulirli come si deve tenendoli per un buon tempo sotto il getto dell’acqua corrente calda, è bene evitare che siano conservati l’uno vicino all’altro e che, magari, si tocchino. Se si è avuta l’influenza o il raffreddore, meglio sostituire lo spazzolino quando si guarisce.

    L’azione disinfettante della lavastoviglie. 
    La cucina è la stanza dove si socializza di più e come il bagno ha molte superfici di “condivisione” come il tavolo e le sedie. "Gli stessi prodotti a base di ipoclorito di sodio usati per il bagno vanno bene anche per disinfettare le superfici di lavoro e gli elettrodomestici della cucina. Sarebbe bene pulire ogni giorno i rubinetti e le maniglie del frigorifero, del forno, dei pensili, della lavastoviglie e dei bidoni della spazzatura. I piani di lavoro e il lavello vanno disinfettati più volte al giorno soprattutto se ci è stata appoggiata la carne cruda", chiarisce l’igienista. Se il lavandino è pieno di piatti sporchi in cui hanno mangiato le persone influenzate, meglio caricarli nella lavastoviglie che garantisce un'ottima azione disinfettante grazie alle alte temperature raggiunte nelle fasi di lavaggio (50°-65° C) e risciacquo (70° C).

    Cambio biancheria in camera da letto. 
    E’ la stanza nella quale vengono “confinate” le persone che si ammalano e quindi c’è un accumulo di virus e batteri che rende necessaria un’accurata pulizia giornaliera per le maniglie, gli interruttori della luce e i comodini. Ma c’è da curare anche l’igiene della biancheria da letto. In particolare, le federe dovrebbero essere lavate ogni giorno perché vi si depositano la bava della bocca, il make-up e le cellule morte della pelle. “Questo è il motivo per cui in genere negli ospedali il cambio letto viene fatto ogni giorno. La stessa cosa va fatta anche a casa quando c’è una persona con l’influenza: tutti i giorni bisogna cambiare lenzuola e federe lavandole in lavatrice ad una temperatura di almeno 60-70° C” suggerisce l’esperto della SIti.

    Pavimenti a prova di batteri. 
    Quando si starnutisce o si tossisce, i batteri migrano appoggiandosi sulle superfici dei mobili e sui pavimenti. "Per rimuovere le mucose che finiscono su pavimenti e mobili - spiega Icardi - bisogna sempre utilizzare un panno umido e non asciutto: così si evita di sollevare la polvere su cui si sono depositati i microrganismi che, invece, restano intrappolati nel panno che poi va lavato in lavatrice ad alta temperatura o anche sotto il getto dell’acqua molto calda”. Per disinfettare a fondo i pavimenti, poi, l’ideale sarebbe una scopa a vapore che raggiunga i 200° C che è la temperatura necessaria per uccidere i batteri.

    Via il virus dal salotto. 
    Telecomandi, interruttori della luce, maniglie di porte, mobili e cassetti sono i grandi “magneti di virus” del salotto di casa che vanno quindi disinfettati quotidianamente. Pulizia assidua anche per divani e poltrone che “assorbono” facilmente tutto ciò che circola nelle stanze. “Se le superfici dei mobili non consentono l’uso dei prodotti a base di ipoclorito di sodio, si possono scegliere altri detergenti con tensioattivi che riescono a pulire in profondità” spiega Icardi. Se il divano è sfoderabile, dopo un’influenza a casa è bene lavare tutti i tessuti in lavatrice controllando prima le indicazioni sull’etichetta per evitare di danneggiare la tappezzeria.

    FONTE:
    http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2017/01/10/news/influenza_e_raffreddore_come_pulire_la_casa_per_evitare_il_contagio-155730954/

    << ATTENZIONE >>
    NOI CONSIGLIAMO, AL POSTO DELLA CANDEGGINA, DI USARE IPOCLORITO DI SODIO AL 6%.
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  • Efficacia disinfettante di salviette detergenti applicate sulla superficie esterna di un dispositivo medico

    In questo interessante articolo viene evidenziata la grande efficacia dell'ipoclorito di sodio (NaOCl) per la disinfezione di dispositivi medici. A nostro parere sarebbe utile utilizzare, per l'uso citato nell' articolo, solo Ipoclorito di sodio al 12% senza altre aggiunte.
    Efficacia disinfettante di salviette detergenti applicate sulla superficie esterna di un dispositivo medico contaminato con sangue o Streptococcus Pneumoniae
    A cura della Dott.ssa Eleonora Veglia
    I dispositivi medici sono diventati una sempre più comune fonte di infezioni nosocomiali (health care-associated infections, HAI); al rigurado, una crescente letteratura dimostra che le HAIS associate a dispositivi medici (DA-HAI) sono tra le principali cause di morbidità e mortalità all’interno delle unità di terapia intensiva.
    Statistiche rilasciate dal Centers for Disease Control and Prevention nel 2002 riportano più di 1,7 milioni di HAI nel corso di un solo anno, causando circa 99,000 morti direttamente associate alle HAI. È stato inoltre riportato che le DA-HAI sono responsabili del 60-80% di tutte le HAI legate al circolo sanguigno, al tratto urinario ed alla polmonite; tutto ciò indica la necessità di nuove misure di controllo delle infezioni per ridurre il coinvolgimento dei dispositivi medici in queste infezioni.
    Uno dei punti critici che è necessario considerare nel progettare nuove misure di controllo delle infezioni è l’influenza del design dei dispositivi (caratteristiche fisiche e materiale usato) sul reprocessing (procedura dettagliata e multistep a cui vengono sottoposti i dispositivi per poter essere riutilizzati) dei dispositivi medici riutilizzabili.
     
    Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare come la superficie esterna di un dispositivo medico può influenzare l’efficacia di salviette detergenti disinfettanti nel rimuovere contaminanti biologici dalla superficie di dispositivi riutilizzabili. In particolare, lo scopo era quello di sviluppare un metodo per valutare l’efficacia di diverse salviette, disponibili in commercio, nel rimuovere tracce di sangue o di Streptococcus pneumoniae.
     
    Per testare quindi l’efficacia di sei diverse salviette detergenti disinfettanti, è stato utilizzato un saggio proteico quantitativo per determinare la quantità di proteine residua sulla superficie esterna dell’apparecchiatura per anestesia; è stata, inoltre, valutata la forza necessaria a rimuovere le tracce biologiche attraverso l’utilizzo di un piezoelectric force plate. Infine, la determinazione dell’ATP in bioluminescenza è stata utilizzata per valutare la persistenza di batteri sulla superficie dopo l’uso delle salviette.
    Sono stati testati diversi saggi proteici, ma molti dei reagenti colorimetrici utilizzati per la rilevazione delle proteine non erano adatti perché i composti presenti nelle salviette detergenti davano origine a falsi positivi; è stato, quindi, scelto il metodo che prevede l’utilizzo del composto o-ftalaldeide (o-phthaldialdehyde, OPA) per quantificare le proteine.
    Usando il metodo OPA, è stato ottenuta una valutazione della quantità residua media di proteine (µg) rimaste sulla superficie dopo la prova delle 6 diverse salviette. I valori si riferiscono alla media di 10 prove per ogni salvietta e si attestano da un minimo di ~ 10 µg a un massimo di ~ 110 µg.
    È curioso sottolineare come la salvietta migliore (n° 3, Clorox Germicidal Wipes) e la peggiore (n° 4, HypeWipe Bleach Towelette), contengano, anche se in percentuali leggermente diverse, lo stesso composto attivo, ovvero sodio ipoclorito (0.55% e 0.94%).
    Tre delle rimanenti 4 salviette (n°1 ProSpray wipe, n°2 CleanCide ready-to-use Germicidal Detergent Wipes, n°6 CaviWipe) hanno lasciato una quantità simile di residui proteici (~ 60 µg), mentre la salvietta n°5 (Oxivir Tb Disinfectant Wipes) si è comportata in maniera simile alla n°3 (~ 30 µg).
    Un altro metodo utilizzato per quantificare l’efficacia di queste salviette detergenti disinfettanti è stato quello di valutare la forza e il tempo necessari per rimuovere una macchia di sangue dalla superficie dell’apparecchiatura. Anche in questo caso, la salvietta n°3 risulta la più efficace nel rimuovere la macchia di sangue coagulato e pulire la superficie, richiedendo la minor quantità di tempo (5.01 ± 0.09 sec) e di forza (12.58 ± 0.59 N).
    Infine, dopo aver contaminato la superficie dell’apparecchiatura con una concentrazione nota di batteri (Streptococcus pneumoniae, scelto perché batteri appartenenti a questo genere sono comuni patogeni ospedalieri e contaminanti dell’apparecchiatura per l’anestesia) e, successivamente, pulito e disinfettato con le diverse salviette, sono state quantificate le tracce residue di batteri utilizzando Ruhof’s ATP bioluminescence swabs and assay; tutte le salviette testate sono risultate in grado di rimuovere più del 98% dell’inoculo dei batteri.
    Dai risultati ottenuti si è osservato che sia la salvietta migliore che quella peggiore contenevano ipoclorito di sodio; è stato ipotizzato che la differenza di efficacia sia dovuta al tipo di imballaggio e al grado di umidità in quanto un eccesso di liquido non permette una adeguata pulizia comportando, invece, ulteriori danni come corrosione dei circuiti elettrici.
    Sottolineano gli autori che punto di forza dello studio è stato un background del saggio a bioluminescenza per l’ATP vicino a 0 RLU (nessun segnale rilevabile).
    Gli autori, tuttavia, denunciano alcune limitazioni dello studio: la sensibilità del saggio proteico OPA potrebbe essere non realistica perché la normale manipolazione della strumentazione può creare dei falsi positivi. Inoltre, riguardo alla valutazione batterica mediante ATP, l’efficienza della raccolta dei batteri dalla superficie del dispositivo è influenzata dalla concentrazione degli organismi presenti, in quanto l’efficienza decresce al crescere della concentrazione batterica; infine, l’apparecchiatura per anestesia è soltanto uno dei numerosi dispositivi medici riutilizzabili in ambito sanitario e, dato che la maggior parte dei dispositivi possiede un’unica superficie non regolare, questi risultati potrebbero non essere applicabili a tutte le superfici dei dispositivi.
    Gli autori sottolineando come lo scopo dello studio non è stata una semplice valutazione di diverse salviette disponibili, ma una analisi più approfondita della loro reale efficacia in condizioni reali, ricordano come sia fondamentale per gli operatori dell’assistenza sanitaria leggere sempre attentamente le indicazioni del fornitore dei diversi dispositivi riutilizzabili per scegliere il detergente più appropriato.
     
    In conclusione, anche se lo studio non era diretto ad individuare un particolare componente attivo o la superiorità di un tipo di salviette rispetto ad un altro, i dati ottenuti dimostrano che tra le salviette disinfettanti la Clorox Germicidal Wipes risulta la migliore di quelle testate. Gli autori quindi si auspicano che questi risultati contribuire a decidere in maniera sempre più informata sulla scelta dei prodotti detergenti e disinfettanti, in base alla superficie sulla quale verranno utilizzati. Il sinergismo tra il miglioramento dei metodi di controllo delle infezioni connesso con possibili modifiche del design dei dispositivi ad opera del produttore, dovrebbero finalmente portare ad una diminuzione del numero di DA-HAI.
     
    Riferimento bibliografico: Gold KM and Hitchins VM, Cleaning assessment of disinfectant cleaning wipes on an external surface of a medical device contaminated with artificial blood or Streptococcus pneumoniae, Am J Infect Control (2013), 10.1016/j.ajic.2013.01.029
  • L' uso dell’ipoclorito di sodio in odontoiatria



    L' uso dell’ipoclorito di sodio in odontoiatria
    (di Jacopo Cioni)
     
    L’uso dell’ipoclorito in campo odontoiatrico è di vecchia data, è sempre stato usato, addirittura esistevano anche dei collutori a base di ipoclorito che poi sono stati ritirati dal mercato, non si capisce bene perchè, forse funzionavano.

    L’impiego canonico dell’ipoclorito di sodio al 5,25% è nelle terapie endodontiche, viene infatti usato in alternanza con l’EDTA che è un chelante del calcio.
    L’ipoclorito viene inserito nel sistema canalare durante la devitalizzazione per adempiere a due principali funzioni, la prima è quella disinfettante, la seconda è quella digestiva del materiale organico necrotico. Questi lavaggi sono fondamentali per ottenere un lume canalare deterso e quanto più disinfettato possibile.


    E una buona prassi usare l’ipoclorito riscaldato a circa 37°C in quanto la reazione chimica digestiva e disinfettante viene potenziata.


    Una attivazione migliore dell’ipoclorito si ottiene anche con strumenti subsonici che sfruttando l’effetto cavitazione e in parte mantenendo caldo l’ipoclorito i due effetti ne aumentano l’efficienza. Il procedimento consiste nel riempire il lume canalare di ipoclorito e poi introdurre uno strumento sub sonico nel sistema canalare e farlo agire per alcuni secondi, ripetendo anche più volte la procedura.



    Un metodo non convenzionale ma risolutivo in situazioni di infezione massive che non recedono è usare l’ipoclorito in combinazione con un bisturi elettrico. La tecnica è la stessa descritta per lo strumento subsonico, ma in questo caso è il bisturi elettrico ad essere introdotto nel lume canalare. L’applicazione della differenza di potenziale generata dal bisturi elettrico determina una vaporizzazione dell’ipoclorito permettendogli di raggiungere gli anfratti più reconditi. Inoltre la corrente elettrica agisce con un effetto colliquazione sui tessuti periapicali infetti riducendo notevolmente i microrganismi vitali.

    Un altro uso che si può fare dell’ipoclorito di sodio in campo operativo odontoiatrico è nella terapia chirurgia estrattiva. Infatti uno sciacquo con ipoclorito di sodio diluito in acqua al 6% prima dell’intervento permette di ridurre notevolmente la carica batterica presente in bocca. Questo procedimento è comunque consigliabile prima di qualsiasi manovra odontoiatrica in quanto si riduce la possibilità di infezioni dovute alle nostre manovre, cruente o meno.

    Nel post estrattivo invece si può usare l’ipoclorito di sodio per una disinfezione locale.
    Il procedimento è fatto mediate del cotone strettamente arrotolato su di una pinzetta e imbevuto di ipoclorito di sodio. Il cotone è introdotto nell’alveolo sanguinate in maniera da disinfettare al meglio la sede. Questa procedura anche se non convenzionale e da pochi conosciuta permette di abbassare notevolmente la carica batterica locale e quindi di ridurre drasticamente i rischi infettivi e di alveoliti post-estrattive.

    Altro uso è nella terapia delle carie, dopo l’asportazione del tessuto demineralizzato mediante ausili ruotanti si può con una pellet di cotone imbevuta di ipoclorito di sodio disinfettare la cavità in maniera da ridurre la carica microbica. I batteri dato la loro piccola dimensione possono penetrare nei tubuli dentinali facilmente, l’uso dell’ipoclorito riduce questa carica rendendo più sicure le manovre successive di otturazione.

    Altri impieghi in odontoiatria sono per la disinfezioni delle superfici operative e per la disinfezione dell’unità operativa, il riunito odontoiatrico. E’ estremamente efficace nella detersione del sistema di aspirazione come anche nella detersione del sistema idrico del riunito che porta l’acqua ai vari strumenti operativi, ruotanti o meno.

    Si può impiegare anche nella pulizia del pavimento e di qualsiasi oggetto metallico, di vetro o di ceramica. Una buona disinfezione delle superfici operatorie è fondamentale nella prevenzione delle infezioni crociate. Si deve invece porre sempre la massima attenzione a non bagnare i vestiti se non vogliamo rovinarli.







    Dott Ruffini 
    Esistono poi innumerevoli usi farmacologici con l’uso dell’ipoclorito di sodio, un uso esterno in molte patologie sia odontoiatriche che dermatologiche. Questi studi sono stati approfonditi dal Dott. Gilberto Ruffini, medico ematologo e dentista di Varese che ha pubblicato anche un libro in merito.
    Vi rimando al suo sito web che è molto interessante da leggere. 




    Il sito ufficiale del Metodo Ruffini
     

    Dott. Jacopo Cioni











    FONTE:
    http://www.dentistainrete.it/uso-dellipoclorito-di-sodio-in-odontoiatria/
  • Parti intime trattate col Metodo Ruffini


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