• ACINETOBACTER BAUMANNII “multi-resistente”



    ACINETOBACTER BAUMANNII “multi-resistente”
    (di Patrizia Marini)
     
    Sempre più spesso sentiamo parlare di infezione e contagi di batteri contratti dai pazienti negli ambienti ospedalieri. Si entra per curare determinate patologie ma invece di uscirne si rischia di entrare in un percorso difficile e di grande sofferenza. L’acinetobacter baumannii è uno dei batteri ospedalieri più frequenti e molte strutture pubbliche e private stanno adottando specifici protocolli preventivi per evitarne l’insorgenza. 
    I batteri appartenenti al genere Acinetobacter sono in sostanza bacilli aerobi gram-negativi non fermentanti. Vivono nel suolo e nelle acque e possono sopravvivere per lunghi periodi nell’ambiente e tollerano sia il bagnato che l'asciutto. Ci sono più di 20 specie di Acinetobacter, anche se Acinetobacter baumannii rappresenta più del 80% degli isolati che causano malattie umane. Possono sopravvivere per mesi su capi di abbigliamento e lenzuola, biancheria da letto, ventilatori e altre superfici ambientali, rendendo la trasmissione nosocomiale estremamente difficile da controllare. Questo batterio è tra i principali patogeni associati ai luoghi sanitari. E’ sempre più spesso segnalato come causa di focolai di infezioni nosocomiali, quali batteriemie, polmoniti ventilatore-associate, infezioni del tratto urinario e infezioni della ferita. Dimostra sempre maggiore resistenza agli antimicrobici comunemente prescritti.
    É stato riportato in tutto il mondo ed ormai è riconosciuto come il responsabile delle infezioni nosocomiali più difficili da controllare e trattare.





    Il rischio di contagio per persone sane è piuttosto ridotto, mentre i pazienti debilitati per altri motivi ne sono purtroppo le vittime. Fonti di trasmissione includono prevalentemente apparecchiature respiratorie, valvole, circuiti di ventilatori, spirometri, flussometri di picco, cateteri di aspirazione, ecc. Altre fonti comprendono umidificatori, riscaldamento bagni, flaconi multidose, acqua distillata, cuscini, materassi, lenzuola, docce e rompigetto dei rubinetti. Nessuna fonte è stata identificata in circa il 50% dei focolai. Il batterio è in grado di colonizzare contenitori di detergenti con dispositivo di aspirazione qualora non opportunamente utilizzati.
    Fattori di rischio per la colonizzazione o infezione da Acinetobacter baumannii includono la lunghezza della degenza ospedaliera, le ferite chirurgiche, il trattamento con antibiotici ad ampio spettro, la nutrizione parenterale, l’uso dei cateteri, la ventilazione meccanica e l’ammissione ad una Unità di Terapia Intensiva. Questo tipo di infezione è di solito diagnosticata mediante esami colturali (su sangue, urina, ferita, ecc). Alcuni trattamenti farmacologici come i carbapenemi (Imipenem e Meropenem) rappresentano il cardine del trattamento delle infezioni da gram-negativi resistenti agli antimicrobici ma purtroppo questo batterio ospedaliero è   quasi sempre resistente anche a questa classe di farmaci e questo complica notevolmente le possibilità di trattamento. La Colistina rappresenta a volte l’unica opzione terapeutica possibile per il trattamento delle infezioni da Acinetobacter MDR anche se l’elevata tossicità renale ne limita fortemente le possibilitò di utilizzo. Alcuni ceppi possono risultare sensibili “in vitro” ad Ampicillina/Sulbactam. La Rifampicina è stata proposta da alcuni autori come terapia di associazione per un possibile effetto sinergico. Molto controverso appare il ruolo di Tigeciclina nel trattamento delle infezioni da A. baumannii MDR.

    Le precauzioni standard devono essere seguite in ogni momento della giornata, mentre misure utili per avere successo nel controllo dei focolai includono precauzioni come l’isolamento degli infetti o dei pazienti colonizzati, il rafforzamento dell’igiene delle mani, la coortazione dei pazienti (isolamento di coorte, ovvero a gruppi con la stessa infezione in area dedicata), la coortazione del personale, la disinfezione ambientale, il controllo dell’uso degli antimicrobici.
    Ma quello che è importante è la prevenzione, poichè una volta interessati dal contagio, si entra purtroppo in una spirale difficile da controllare e sicuramente molto lunga.

    Difficilmente una composizione antibiotica è in grado di debellare questo batterio ed il decorso della malattia per chi ne viene colpito è  molto grave. I soggetti sani sono meno a rischio, ma persone particolarmente debilitate o gravate da altre patologie con difese immunitarie più basse sono soggetti a rischio.
    Il contagio di questo batterio a livello umano costituisce un problema complesso, e spesso la trasmissione è da riscontrare negli ambienti ospedalieri. Questo problema va inquadrato sotto un profilo di prevenzione mondiale, dovrebbero essere adottati specifici protocolli iniziando dagli aspetti relativi alla somministrazione degli antibiotici negli animali e poi nell’uomo.

    Acinetobacter baumannii: un caso trattato dalla dott.ssa Elena Villani (medico di famiglia e ginecologa) con il Metodo Ruffini (trattamento dermatologico ad uso topico di ipoclorito di sodio tra il 6% e il 12%).

    La dott.ssa Elena Villani (medico di famiglia e ginecologa) ha trattato per la prima volta un caso di una ferita infetta da Acinetobacter baumannii: poche gocce di ipoclorito di sodio al 12% applicate sulla piaga, un minuto di attesa, nessun fastidio, poi lavata la piaga con 10 cc di soluzione fisiologica e coperta la ferita. Il tampone ripetuto dopo una settimana ha dato esito negativo. La risposta terapeutica è stata di notevole importanza.
    VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=SbDfNN9nmHg
    INFO:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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    FONTI:
    - Terapia intensiva - Allegato n. 3 (a cura di Donato Martella e Mario Sarti)
    http://www.terapiaintensiva.altervista.org/files/Allegato-n.-3-IOMI09HBA--Acinetobacter-MDR-x-operatori-.pdf

    - Faro di Roma quotidiano di informazione - 16 Feb 2017 (a cura di redazione salute)
    Prevenzione negli Ospedali; i rischi di contagio dell’acinetobacter baumannii
    dott. Danilo Papa specialista in malattie infettive presso la Asl di Genova
    http://www.farodiroma.it/2017/02/16/prevenzione-negli-ospedali-rischi-contagio-dellacinetobacter-baumannii

    - Acinetobacter baumannii: un batterio nosocomiale sempre più rilevante.
    Professoressa Maria Paola Landini Responsabile del Servizio di Microbiologia del Policlinico S. Orsola-Malpighi (Bo).
    Si tenga conto che alla Microbiologia unica della provincia di Bologna, arrivano ogni mattina arrivano dai 4000 ai 5000 barattoli contenenti urine, feci, sangue e tutti gli altri materiali biologici da pazienti nei quali si sospetta essere in corso un’infezione.
    Come dice la Prof.ssa Landini, il profilo delle antibiotico-resistenze di questo organismo emergente, per sua natura caratterizzato dalla resistenza a numerose classi di antibiotici, sta diventando sempre più estremo.
    http://www.aosp.bo.it/files/Micro%20News3.6.pdf
  • Batteri letali resistenti agli antibiotici

    ILCDCRIVELA:CÈ BISOGNO DELLAMEDICINA NATURALE
 (di Patrizia Marini)

    Secondo un recente rapporto intitolato " CDC , batteri letali resistenti ai farmaci o «Batteri incubo" si stanno diffondendo nelle strutture sanitarie "... germi resistenti ai farmaci denominati Enterobatteri resistenti ai carbapenemi o CRE , sono in aumento e sono resistenti a tutti, o quasi tutti gli antibiotici all'interno dell'armamentario farmacologico convenzionale!

  • CURARE IL PIEDE DIABETICO CON IL METOTO RUFFINI

    Con il Metodo Ruffini è possibile trattare efficacemente le ulcere del Piede diabetico.

    IL PIEDE DIABETICO
    Per piede diabetico si intende l’insieme delle alterazioni morfologiche e funzionali (ossee, articolari e cutanee) secondarie alla presenza di ateropatia ostruttiva periferica (AOCP) e/o neuropatia diabetica.

    Si caratterizza per la presenza di ulcerazioni, spesso complicate da infezioni cutanee (ulcere infette) e ossee (osteomieliti ) che, se evolvono versolagangrena rendonol’amputazionel’unicasoluzioneterapeutica possibile. Tra le complicanze del diabete, il piede diabetico sta assumendo un ruolo sempre più rilevante.
    Si stima che in Italia 2 milioni di individui e le loro famiglie siano coinvolte nel problema. Tale patologia colpisce l’1,5% della popolazione e il 5% della popolazione over 65 anni.
    La lesione ulcerata del piede diabetico è una ulcerazione che può formarsi a livello del piede e della caviglia di persone aff
    ette da diabete mellito tipo 1 e tipo 2.
    Il diabete può favorire la formazione di ferite (ulcere) ai piedi mediante i danni ai nervi ed alle arterie; tali ferite guariscono con molta di
    fficoltà, necessitano i medicazioni quotidiane, e spesso di terapia antibiotica essendo più a rischio di infezioni. Le persone affette da diabete (soprattutto se non ben compensato) sono infatti più soggette alle infezioni delle persone non diabetiche e sono anche meno in grado di combatterle efficacemente a causa dell'indebolimento del sistema immunitario.

    Le infezioni quindi riescono a propagarsi velocemente e/o a passare inosservate fino a quando sono ormai troppo estese. In casi estremi occorre risolvere l'infezione facendo uso della chirurgia demolitiva (amputazione).
    Nella maggior parte dei casi (85%), l’amputazione viene effettuata come conseguenza di un’ulcera del piede che continua a recidivare, non guarisce e tende progressivamente ad aggravarsi.

    PERCHE’ SI FORMANO LE ULCERE?
    Non esiste una causa unica; i diabetici presentano con frequenza una diminuzione dell’afflusso di sangue, come conseguenza di un restringimento delle arterie (arteriopatia periferica), una diminuzione della sensibilità dovuta ai danni ai nervi (neuropatia) che rende difficile riconoscere i possibili fattori causali di lesioni (scarpe strette o rigide, oggetti all’interno delle scarpe, cuciture) e una maggiore incidenza di infezioni. Inoltre, se un piede riceve meno sostanze nutritive e ossigeno, come nel caso del piede del diabetico, le ossa e le articolazioni si indeboliscono e il piede si appiattisce creando nuove aree di pressione, che possono danneggiare la pelle o evolversi fino aulcerarsi. Nel piede diabetico, spesso, sono contemporaneamente presenti segni legati alla neuropatia diabetica periferica (PIEDE NEUROPATICO), alla arteriopatia diabetica periferica (PIEDE ISCHEMICO) ed alle infezioni (PIEDE INFETTO).
    Le lesioni sul piede diabetico sono il frutto dell’azione combinata di angiopatia (ischemia) e neuropatia.
    Ovvero della insufficienza vascolare (scarsa circolazione) che causa una diminuzione dell’afflusso di sangue ai tessuti del piede, unita alla progressiva perdita di sensibilità delle estremità (piedi e gambe) dovuta alla malattia diabetica che colpisce i nervi (piede neuropatico). Entrambe possono essere complicate dal sovrapporsi dell’infezione.

    IL PIEDE NEUROPATICO
    La neuropatia diabetica ossia la sofferenza dei nervi periferici (che collegano il cervello e il midollo spinale al resto del corpo) è una complicanza piuttosto frequente del diabete di tipo 1 e del diabete di tipo 2; il danneggiamento dei nervi periferici degli arti inferiori e dei piedi è legato sia al negativo impatto degli elevati livelli diglicemiasulle fibre nervose sia alle lesioni che l'iperglicemia può provocare nei vasi sanguigni che nutriscono dette fibre. Tale condizione può creare una riduzione della sensibilità (neuropatia diabetica), che impedisce di evidenziare iniziali lesioni a carico dei piedi. Ciò comporta che le lesioni possono peggiorare ed infettarsi senza che il paziente se ne renda conto. Se ciò avviene si può giungere alla amputazione di un dito, di parte del piede o addirittura dell'arto inferiore.
    La neuropatia diabetica può portare anche a una condizione chiamata piede di Charcot (o artropatia neuropatica) (FOTO 2) Consiste in una patologia ossea e delle articolazioni del piede, che si deformano e si frammentano, fino alla perdita dell’architettura del piede, con una grave deformità del piede.
    In questa situazione, il soggetto diabetico a causa della neuropatia non avverte dolore a livello dell'articolazione, diventando quindi più soggetto a traumi anche ripetuti, che aggravano la disintegrazione e la dislocazione delle articolazioni. Il processo distruttivo diventa cronico e si determina un vero circolo vizioso. Inoltre, la ridotta circolazione sanguigna non fornisce un suffi
    ciente nutrimento all'articolazione. L’insieme di questi fattori negativi è causa di seri danni, in genere alle articolazioni del piede, con progressiva rotazione verso l'esterno. Questa affezione, se non diagnosticata e quindi non curata al suo esordio (cosiddetto Charcot acuto), diviene cronica evolvendo verso quadri di deformità tali da procurare ulcere difficilmente guaribili o recidivanti che alla fine possono portare anche alla amputazione dell’arto.
     

    IL PIEDE ISCHEMICO
    In questo caso si parla di Arteriopatia cronica ostruttiva (AOCP), cioè le lesioni e le stenosi (chiusura dei vasi) delle arterie periferiche, responsabili di scarsa irrorazione ematica e, pertanto, di sofferenza ischemica dell’arto e del piede in particolare. (FOTO 3)
    L'arteriopatia diabetica rappresenta oggi una malattia molto diff
    usa e in fase di aumento statistico.
    Il diabete è caratterizzato nella sua evoluzione da complicazioni vascolari importanti che spesso costituiscono la causa di un deficit invalidante o addirittura del decesso, fra le quali la retinopatia, la nefropatia, l’arteriosclerosi periferica, la malattia coronarica, l’insu
    fficienza cerebrovascolare.
    Insufficienza cerebrovascolare e infarto del miocardio rappresentano una frequente causa di morte nel diabete e nei pazienti affetti da diabete mellito, il rischio di arteriopatia periferica è 4 volte superiore a quello dei non diabetici; il rischio di ischemia critica è 5 volte superiore.
    Il piede ischemico si caratterizza, talora, per dolore alla deambulazione, la cosiddetta "claudicatio intermittens", il sintomo più precoce dell'arteriopatia periferica (ischemia).
    Si tratta di lesioni della parete dell’arteria che iniziano come placche lipidiche, proseguono con deposizione di tessuto fibroso e calcio, fino 
    alla stenosi, quando cioè il vaso è pressochè chiuso. Colpisce ambedue le gambe e interessa prevalentemente le arterie sotto il ginocchio.L'assenza di claudicatio nel diabetico è determinata dalla concomitante presenza di neuropatia sensitiva. Questa produce una riduzione nella percezione del dolore, che apparirà molto ridotto di intensità, al punto di non attrarre l'attenzione del paziente. Infatti in molti pazienti diabetici la diagnosi di arteriopatia viene posta al momento in cui si manifestano alterazioni trofiche delle dita dovute alla carenza di ossigeno (ipossia) dei tessuti, quindi con estremo ritardo rispetto alla sua insorgenza. In questo caso è indispensabile provvedere ad un intervento di rivascolarizzazione dell'arto colpito. Il trattamento dell’ischemia è volto a correggere il deficit circolatorio e nella maggior parte dei casi è possibile, sotto mani esperte, con tecniche endovascolari o con by-pass chirurgici.

    IL PIEDE INFETTO
    Più del 25% dei soggetti diabetici sviluppa, nel corso della propria vita, problemi ai piedi. Più dell'80% delle amputazioni nel mondo occidentale vengono praticate nella popolazione diabetica e la lesione ulcerativa ne è il fattore di rischio più importante. Il diabetico che soffre di neuropatia o scarsa circolazione finisce per caricare il proprio peso, sempre sulle stesse aree della pianta del piede, le quali subiscono una compressione costante su tessuti che già di per sé ricevono meno sangue del necessario. A causa di questa insensibilità si rischia di ferirsi senza accorgersene, inoltre le deformazioni ai piedi come infiammazioni all'alluce e dita a martello possono causare lesioni (calli, duroni, vesciche o ulcere) e portare ad infezioni più serie in altre parti del piede. I tessuti infetti avendo un metabolismo elevato richiedono, inoltre, una maggiore quantità di ossigeno; la alterata circolazione sanguigna nell'albero arterioso delle gambe (arteriopatia periferica) impedisce all'ossigeno e ai nutrimenti necessari di arrivare ai tessuti, e di conseguenza le ferite faticano a rimarginarsi (FOTO 4)

    La comparsa di ulcere neuropatiche e/o ischemiche crea le condizioni per lo sviluppo di processi infettivi che comportano un aumentato rischio di amputazione (ulcera infetta).
    Un’ulcera infetta può provocare infatti provocare fenomeni sistemici che possono mettere a repentaglio non solo il salvataggio d’arto ma la vita stessa del paziente (stato settico, setticemia). Un'infezione superficiale è, abitualmente, causata da batteri gram- positivi, mentre le infezioni profonde sono spesso polimicrobiche e possono coinvolgere batteri gram-negativi e anaerobi. L'episodio infettivo è spesso sostenuto da più specie batteriche, quelle maggiormente rappresentate sono : stafilococco aureo, pseudomonas aeruginosa, streptococco, enterococchi e proteus mirbilis. L'infezione può presentarsi sotto diversi aspetti anatomopatologici, distinti in relazione ai piani anatomici interessati. Più frequentemente l’infezione coinvolge la cute superficiale (
    intertrigo), le unghie (onicomicosi) o il sottocute (ascessoecellulite), ma a volte può coinvolgere anche i tessuti più profondi come l’osso (osteomielite).
 L’ascesso è una delle conseguenze più frequenti di un processo infettivo localizzato. In questo caso le sacche di pus (raccolte ascessuali) vanno drenate.
    Quando, invece, l’infezione di diff
    onde coinvolgendo i tessuti sottocutanei ma senza coinvolgere il tessuto muscolare, si presenta con necrosi massiva del sottocute e con colorazione bluastra della cute sovrastante (fascite necrotizzante) (FOTO 5)
    Nella fascite necrotizzante l’infezione può estendersi nel giro di poche ore in maniera devastante tramite la fascia che ricopre i muscoli, con necrosi (morte di zone di tessuto) e liquazione tessutale.
    Intervenire rapidamente significa rimuovere quanto di infetto è presente: il trattamento chirurgico permette di drenare (cioè evacuare) il pus e di valutare quanto profonda ed estesa è l’infezione e quanto quindi siano coinvolti i tessuti (tendini, muscoli, ossa).
    Se invece la necrosi interessa solo il tessuto muscolare e i tendini (senza il coinvolgimento di cute e sottocute) con possibile interessamento delle strutture ossee (osteomielite), si parla di cellulite necrotizzante; si caratterizza per la presenza di ulcere a drenaggio sieroematico, dolenti e con enfisema sottocutaneo. La cellulite superficiale interessa il derma, con secrezione modesta, ed eritema attorno alla lesione limitato.
    La cellulite suppurativa interessa cute e sottocute con fascia muscolare indenne, è presente secrezione abbondante e purulenta e vasto eritema attorno alla lesione. La cellulite crepitante, invece, si caratterizza per la presenza di gas nei tessuti e per l’emissione di gas maleodoranti (gangrena gassosa).

    La gangrena (cioè la necrosi a tutto spessore dei tessuti molli) rappresenta il quadro clinico più noto nel diabetico. La gangrena causata da germi anaerobi può coinvolgere piccole parti (falangi), parti più estese (dita) sino a gran parte del piede (avampiede, meso e retropiede). Può essere secca, e questa rappresenta una urgenza relativa o umida o gassosa (cioè la necrosi o da germi misti che danno cellulite o fascite necrotizzante) richiede una urgenza assoluta perché in questo caso rischiamo non solo la perdita dell’arto ma la vita del paziente (sepsi).
    Queste lesioni tendono ad approfondirsi fino ai piani ossei che, quasi inevitabilmente, vengono infettati dai germi presenti nella ferita e si ha l’osteomielite. Se già in un organismo sano l’osteomielite è di di
    fficilecura, in un paziente diabetico – vasculopatico e neuropatico – le speranze di risolvere la patologia in maniera conservativa sono spesso molto rare.
    Se la terapia antibiotica e chirurgica dovessero fallire l’ultima possibilità terapeutica è rappresentata dall’amputazione dell’arto in quanto un’ulteriore diff
    usione dell’infezione (setticemia) potrebbe essere fatale per il paziente. Esiste una correlazione tra gravità dell'infezione ed arteriopatia, infatti la situazione si aggrava nei soggetti dove coesiste infezione ed ischemia dell'arto.
    Tanto è vero che nei pazienti con ischemia severa si ricorre all'amputazione molto più frequentemente rispetto a pazienti che non presentano quadri ischemici gravi, perché l'infezione si presenta, quasi sempre, con quadri clinici molto severi che non sono risolvibili in altro modo.

    Per questo, nei pazienti diabetici, è di fondamentale importanza l’aspetto preventivo, mediante il controllo glicemico, la terapia farmacologica, l’igiene dei piedi, e l’utilizzo di calzature idonee (comode, senza tacchi, e possibilmente con plantari su misura). Pertanto, il modo migliore di procedere è prevenire la comparsa di lesioni, tenendo sotto controllo laglicemia. Un paziente con un piede ben controllato ha meno probabilità di sviluppare complicanze.

    IN SINTESI
    IL PIEDE DIABETICO
    Esso dipende da due momenti etiopatogenetici:
    ·
    Neuropatia diabetica, ossia la sofferenza dei nervi periferici poiché l’alterazione del metabolismo glucidico è responsabile di tale evento. Si parla, in questo caso, di PIEDE NEUROPATICO
    · Arteriopatia cronica ostruttiva (AOCP), cioè le lesioni e le stenosi delle arterie periferiche, responsabili di scarsa irrorazione ematica e, pertanto, di soff
    erenza ischemica dell’arto e del piede in particolare.
    Si parla, in questo caso, di PIEDE ISCHEMICO.

    Le cause
    Il diabete mellito può danneggiare i nervi degli arti inferiori e dei piedi. Tale condizione può creare una riduzione della sensibilità (neuropatia diabetica) che impedisce di evidenziare iniziali lesioni a carico dei piedi. Ciò comporta che le lesioni possono peggiorare ed infettarsi senza che il paziente se ne renda conto.
    PIEDE INFETTO.
    Se ciò avviene si può giungere alla amputazione di un dito, di parte del piede o addirittura dell'arto inferiore.

    MEDICAZIONE DEL PIEDE DIABETICO INFETTO
    Approccio locale convenzionale per il trattamento delle lesioni nel piede diabetico

    http://www.riparazionetessutale.it/terapia/introduzione.html

    COME TRATTARE IL PIEDE DIABETICO INFETTO
    CON IL “METODO RUFFINI”

    La cura dell’ulcera plantare.
    Il primo problema, dunque, da a
    ffrontare in questo caso è la prevenzione delle lesioni trofiche del piede diabetico, correggendo subito la postura alterata del piede per combattere l’ipercarico e le conseguenti ulcere plantari, che sono sempre dovute a ragioni di neuropatia.Ma, poiché, le ulcere si formano in ogni caso, il problema è curare l’ulcera il prima possibile ed adeguatamente.
    Il rischio per i pazienti con piede diabetico infetto acuto non è solo quello di un'amputazione maggiore (gamba o coscia) ma anche di morte per shock settico o altre complicanze infettive.
    La rapidità d'intervento è dunque la condizione necessaria per cercare di salvare sia il piede che il paziente.
    Intervenire rapidamente significa rimuovere quanto di infetto è presente: il trattamento chirurgico consente di drenare il pus e permette di valutare quanto profonda ed estesa è l'infezione e i tessuti coinvolti (tendini, muscoli, ossa). E’ possibile trattare le ulcere già formatisi con il Metodo Ruffi
    ni, il rivoluzionario METODO dermatologico a base di ipoclorito di sodio (“candeggina”) tra il 6% e il 12% ideato del Dott. Gilberto Ruffini, medico ematologo di Varese, con cui è possibile curare con semplicità e con costi irrisori, molte patologie della pelle, dalle più semplici alle più gravi, incluso "l'incurabile" piede diabetico infetto NON ISCHEMICO (causa di molte amputazioni) e le terribili infezioni MRSA (le infezioni ospedaliere) resistenti agli antibiotici!Per esempio, applicando l'Ipoclorito di sodio opportunamente diluito in chirurgia (pre e post intervento, durante e pre medicazione, al 9–12% secondo la zona da trattare), si potrebbero evitare molte MRSA (infezioni da stafilococco aureo resistente alla meticillina) e salvare tante vite! L’azzeramento dello Stafilococco Aureus, così ottenuto permette una guarigione migliore e più veloce delle ferite MRSA ospedaliere e ambulatoriali e senza rischi d'infezione.
    Lo scopo del dott. Ruffi
    ni da molti anni è quello di divulgare tale trattamento sia in ambito accademico che a beneficio di tutte le persone. Come dicevo, nel caso del piede diabetico infetto, la tempestività è l’arma migliore.
    Al primo dubbio di ulcerazione anche minima - o anche se questa è già formata - al fine di impedire la progressione dell’infezione, bagnare, senza timore, la ferita con ipoclorito al 6%-9% senza sfregare per non creare abrasioni e lasciare agire il prodotto per circa 40 secondi e poi risciacquare. Il dolore passerà e la ferita rimarginerà più in fretta. Ripetere il trattamento a giorni alterni per 3-4 volte o comunque a giudizio del medico curante Essendo il piede diabetico una patologia cronica, come prevenzione sarebbe opportuno fare ogni tre/sei mesi un pediluvio al 6% sempre con ipoclorito diluito in acqua in una bacinella.
    Ce lo spiega il dr Ruffi
    ni nel suo manuale pratico CURARSI CON LA CANDEGGINA? 


    I PRESUPPOSTI SCIENTIFICI DEL METODO RUFFINI
    L’Ipoclorito di Sodio (NaOCl), si trova in soluzione acquosa dissociato in Idrossido di Sodio ed Acido Ipocloroso, ed è rappresentato dalla seguente reazione chimica: NaOCl +H2O_NaOH+HOCl.
    Quando l’Ipoclorito di Sodio viene in contatto con del materiale organico si sviluppano ulteriori reazioni chimiche: saponificazione; creazione di sale ed acqua (reazione di neutralizzazione), creazione di acqua e composti del Cloro secondaria alla reazione con Acido Ipocloroso.

    Queste reazioni si realizzano simultaneamente ed in maniera sinergica. Moorer e Wessenlink a tal proposito, hanno stimato la entità di interazione NaOCl – materia organica proprio misurando la percentuale di ioni Cloro HOCl e OCl- disponibili nella soluzione. Ed è stato notato che, in presenza di una elevata concentrazione iniziale, c’è una minore riduzione del pH della soluzione finale dovuta alla maggiore percentuale di ioni idrossilici in soluzione e quindi una maggiore stabilità della stessa. In questo caso inoltre, si verifica anche una elevata riduzione della tensione superficiale della soluzione finale, probabilmente legata alla elevata quantità di Idrossido di Sodio che, reagendo con gli acidi grassi produce sapone che abbassa la tensione superficiale. Il consumo di Cloro attivo è invece più elevato in presenza di basse concentrazioni di Ipoclorito. Ciò indica che sussiste una stretta interazione tra HOCl ed il materiale organico,che dà luogo alla produzione di prodotti del Cloro che sono strettamente collegati alle variazioni di tensione superficiale registrati.

    A riprova di ciò Spanò e coll. (2001) hanno realizzato due interessanti test in aggiunta alla riduzione della percentuale. Una conferma sull’efficacia terapeutica dell’ipoclorito di sodio

    COME LA CANDEGGINA “CUOCE” I BATTERI
    Bleach Activates a Redox-Regulated Chaperone by Oxidative Protein Unfolding
    (La candeggina attiva una chaperonina Redox-regolata tramite spiegamento ossidativo della proteina Hsp33) Cell
    Volume 135, Issue 4, 14 November 2008, Pages 691–701http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0092867408011811

    Fonte: lescienze.itedizione italiana di scientific american
    17 novembre 2008
    Link:
    http://www.lescienze.it/news/2008/11/17/news/ come_la_candeggina_cuoce_i_batteri-577607/

    Lo studio di ricercatori dell'Università del Michigan(24 nov. 2008)Link:http://ns.umich.edu/new/releases/6829

    Vi sono inoltre ben 2884 bibliografie internazionali aggiornate a oggi in possesso del dr Ruffini.
    Link:
    https://www.facebook.com/#!/notes/metodo-ruffini-trattamento- dermatologico/bibliografia-mondiale-2013/254543961352640

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    APPROFONDIMENTI:

    CHI E’ GILBERTO RUFFINI

    Medico chirurgo ed Ematologo. N.P. Ordine dei Medici di Varese n°02161.

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    BIBLIOGRAFIA
    Qui trovate la Bibliografia completadi tutte le pubblicazioni che nella storia della medicina sono state fatte circa l’uso dell’Ipoclorito di Sodio a scopo terapeutico per la cura della pelle.

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    Nato a Varese il 09/01/1947 e residente in Varese. Laurea in Medicina a Milano presso l’Università Statale di Milano. Specialità in Ematologia clinica e di laboratorio (prof. E. Storti ) presso l’Università di Pavia con massimo dei voti. Già Interno Chirurgo e di Pronto Soccorso presso l’Ospedale di Tradate (VA). Già Insegnante di Anatomia cranio-facciale, miologia buccale e morfologia dentale presso l’Ateneo Cattolico in Varese. Relatore sull’Anemia mediterranea in Master universitario presso l’Ospedale Sacco in Milano. Libero Ricercatore per la ricerca terapeutica e risoluzione di malattie infettive, specializzato nella cura di diverse patologie con l' Ipoclorito di Sodio.

    Il dr Gilberto Ruffini presenta il suo metodo dermatologico
    VIDEO:http://youtu.be/ADWdFLgYAKU
    Il suo indirizzo email per chi volesse contattarlo direttamente è:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Pagina ufficiale Metodo Ruffini http://www.metodoruffini.it

    Per chi volesse maggiori informazioni, può rivolgersi a Paolo Ruffini (figlio del dottore, divulgatore web del Metodo):
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    “Il piede diabetico infetto” di Patrizia Marini (20 marzo 2014) email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

  • Dermatite batterica


    Il sito ufficiale: www.metodoruffini.it
    - Il manuale pratico CURARSI CON LA CANDEGGINA? è acquistabile online 
    - Per l'acquisto dei prodotti Vi invito a visitare il Sito delle IBF

     
  • Dopo l'influenza il virus può nascondersi in casa


    Se dopo l'influenza il virus si nasconde nel divano.
    Come pulire la casa per evitare il contagio.

    Le regole per eliminare i potenziali agenti infettivi dalle mura domestiche.
    L'esperto: "Buttate lo spazzolino e disinfettate superfici, telecomandi, maniglie e rubinetti"

    L'INFLUENZA ha avuto il suo picco proprio durante le festività natalizie quando le visite di amici e parenti sono più frequenti per festeggiare insieme. Inevitabile, quindi, che la casa si trasformi in un covo di germi e batteri che continuano a circolare tra le mura domestiche e ad essere quindi un potenziale agente infettivo per chi ci vive e per chiunque ci faccia visita. Ecco perché serve una pulizia più accurata che sia quasi una sorta di disinfezione casalinga e che ci aiuti a liberare le stanze dal rischio di contagio.

    Il galateo respiratorio. Prima ancora che pensare alla disinfezione dei vari ambienti di casa, è importante che chi si è ammalato o ha semplicemente preso un raffreddore adotti il cosiddetto “galateo respiratorio”: “Oltre all’influenza in questo periodo dell’anno girano tanti microrganismi che si trasmettono per via aerea attraverso le goccioline di saliva e le varie secrezioni nasali” spiega   Giancarlo Icardi, ordinario di Igiene all’Università di Genova ed esperto della Società italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI). “Il galateo da adottare prevede che tutte le volte che si starnutisce, bocca e naso vengano coperti con la mano o meglio ancora con un fazzoletto monouso che però va smaltito al più presto senza lasciarlo in giro perché sopra ci sono dei microrganismi che possono migrare dappertutto in casa”. Se, però, lo starnuto arriva all’improvviso, ecco il suggerimento dei ricercatori della Otago University: coprirsi la bocca e il naso con il gomito piegato. Nei casi in cui il contatto con gli altri sia molto frequente, si può indossare una mascherina che protegge bocca e naso.
    L’igiene ambientale. Anche se fa freddo, è importante garantire un buon ricambio dell’aria. “Ogni mattina bisogna spalancare le finestre e lasciar entrare aria nuova. Naturalmente se c’è un ammalato, meglio spostarlo in un’altra stanza per non fargli prendere freddo. E’ bene anche svuotare i cestini in cui si buttano i fazzoletti di carta dove soffiamo il naso” raccomanda Icardi.

    La disinfezione del bagno. 
    Insieme alla cucina, il bagno è una delle stanze più “amate” da virus e batteri e quindi la prima a dover essere pulita con accuratezza. Per prima cosa, bisogna disinfettare le maniglie, sia quella della porta che quelle della finestra e poi i rubinetti: sono gli oggetti che tutti necessariamente toccano e quindi quelle da cui è più facile avere una trasmissione di infezioni. Si può usare un mix di acqua, alcol, aceto e oli essenziali: l’aceto è una sostanza acida che scioglie lo sporco ed è l’ideale per disinfettare in modo naturale. Lo si può usare al posto della candeggina con il vantaggio che è anche biodegradabile oltre che economico. Purtroppo, però, non uccide i batteri più pericolosi come lo stafilococco. "Per una corretta disinfezione casalinga, meglio utilizzare i comuni detergenti a base di ipoclorito di sodio al 5% perché hanno una concentrazione di sodio tale che deterge ed elimina i batteri", spiega Icardi. 


    Asciugamani e spazzolino da denti. 
    Quando in casa c’è una persona ammalata, bisogna prestare più attenzione all’igiene e al buon senso: "Per esempio, può essere utile adoperare le asciugamani in carta monouso oppure se si preferiscono quelle in tessuto, meglio averne uno personale in modo da non utilizzare quello della persona ammalata" suggerisce l’esperto. Stesse precauzioni per lo spazzolino da denti che essendo stato in bocca ha catturato gran parte di germi e batteri. Oltre a pulirli come si deve tenendoli per un buon tempo sotto il getto dell’acqua corrente calda, è bene evitare che siano conservati l’uno vicino all’altro e che, magari, si tocchino. Se si è avuta l’influenza o il raffreddore, meglio sostituire lo spazzolino quando si guarisce.

    L’azione disinfettante della lavastoviglie. 
    La cucina è la stanza dove si socializza di più e come il bagno ha molte superfici di “condivisione” come il tavolo e le sedie. "Gli stessi prodotti a base di ipoclorito di sodio usati per il bagno vanno bene anche per disinfettare le superfici di lavoro e gli elettrodomestici della cucina. Sarebbe bene pulire ogni giorno i rubinetti e le maniglie del frigorifero, del forno, dei pensili, della lavastoviglie e dei bidoni della spazzatura. I piani di lavoro e il lavello vanno disinfettati più volte al giorno soprattutto se ci è stata appoggiata la carne cruda", chiarisce l’igienista. Se il lavandino è pieno di piatti sporchi in cui hanno mangiato le persone influenzate, meglio caricarli nella lavastoviglie che garantisce un'ottima azione disinfettante grazie alle alte temperature raggiunte nelle fasi di lavaggio (50°-65° C) e risciacquo (70° C).

    Cambio biancheria in camera da letto. 
    E’ la stanza nella quale vengono “confinate” le persone che si ammalano e quindi c’è un accumulo di virus e batteri che rende necessaria un’accurata pulizia giornaliera per le maniglie, gli interruttori della luce e i comodini. Ma c’è da curare anche l’igiene della biancheria da letto. In particolare, le federe dovrebbero essere lavate ogni giorno perché vi si depositano la bava della bocca, il make-up e le cellule morte della pelle. “Questo è il motivo per cui in genere negli ospedali il cambio letto viene fatto ogni giorno. La stessa cosa va fatta anche a casa quando c’è una persona con l’influenza: tutti i giorni bisogna cambiare lenzuola e federe lavandole in lavatrice ad una temperatura di almeno 60-70° C” suggerisce l’esperto della SIti.

    Pavimenti a prova di batteri. 
    Quando si starnutisce o si tossisce, i batteri migrano appoggiandosi sulle superfici dei mobili e sui pavimenti. "Per rimuovere le mucose che finiscono su pavimenti e mobili - spiega Icardi - bisogna sempre utilizzare un panno umido e non asciutto: così si evita di sollevare la polvere su cui si sono depositati i microrganismi che, invece, restano intrappolati nel panno che poi va lavato in lavatrice ad alta temperatura o anche sotto il getto dell’acqua molto calda”. Per disinfettare a fondo i pavimenti, poi, l’ideale sarebbe una scopa a vapore che raggiunga i 200° C che è la temperatura necessaria per uccidere i batteri.

    Via il virus dal salotto. 
    Telecomandi, interruttori della luce, maniglie di porte, mobili e cassetti sono i grandi “magneti di virus” del salotto di casa che vanno quindi disinfettati quotidianamente. Pulizia assidua anche per divani e poltrone che “assorbono” facilmente tutto ciò che circola nelle stanze. “Se le superfici dei mobili non consentono l’uso dei prodotti a base di ipoclorito di sodio, si possono scegliere altri detergenti con tensioattivi che riescono a pulire in profondità” spiega Icardi. Se il divano è sfoderabile, dopo un’influenza a casa è bene lavare tutti i tessuti in lavatrice controllando prima le indicazioni sull’etichetta per evitare di danneggiare la tappezzeria.

    FONTE:
    http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2017/01/10/news/influenza_e_raffreddore_come_pulire_la_casa_per_evitare_il_contagio-155730954/

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  • HPV - Papillomavirus

  • Il Papillomavirus e il Metodo Ruffini (video)

    Il dott. Gilberto Ruffini spiega il Papillomavirus (HPV) e come sia possibile combatterlo col Metodo Ruffini:

    https://www.youtube.com/watch?v=U4PcxMZHoO0

  • Immigrati e rischio di scabbia per le forze dell'ordine

    Immigrati e rischio di scabbia per le forze dell’ordine - 27 maggio 2016 
    di Piero Nuciari - www.pieronuciari.it



    Premessa
    Ho volutamente pubblicato la foto di bambini africani arrivati con i barconi perché i loro occhi sono come quelli dei miei figli. Guardateli bene: i nostri figli hanno lo stesso sguardo! Loro hanno diritto di essere felici, di avere un futuro migliore lontano dalle guerre, proprio come i miei (i nostri) ragazzi.
    L’articolo che segue non vuol essere razzista, visto che io non lo sono.
    Se gli europei e gli americani non avessero sfruttato negli ultimi 100-150 anni le loro terre, le loro risorse, se non avessero venduto loro armi favorendo le rivalità religiose o tribali, ma avessero esportato solo fabbriche, lavoro, questa gente non si sarebbe mai sognata di lasciare la propria terra.
    Quello che stiamo subendo ora è il frutto di quello che i governi europei e gli USA hanno seminato nel corso dei secoli e, soprattutto, nell’ultimo decennio… Purtroppo allora e anche oggi (considerata l’incapacità politica dell’attuale Governo italiano e degli omologhi europei) è comunque colpa nostra!
    La legge del Karma, per chi come me segue queste materie, dice che noi subiamo, nel bene e nel male, le conseguenze delle nostre azioni.
    Spiace solo che chi pagherà di più in assoluto, vista la posizione geografica, saranno gli italiani!

    ———-
    Dopo la battaglia di Lepanto del 1571, dove le forze navali cristiane sconfissero le flotte musulmane impedendo l’invasione dell’Europa, stiamo assistendo negli ultimi decenni ad una lenta nuova invasione da parte di etnie africane, che lentamente, ma inesorabilmente, si stanno radicando nel nostro territorio.
    E’ solo di ieri la notizia  dello sbarco in sicilia di 4000 migranti in sole 36 ore!
    L’Europa, naturalmente, sta a guardare, complice il nostro Governo, buono solo a raccontare balle ai cittadini, attraverso i media asserviti al potere.
    Il nostro Stato assente fa finta di nulla, mentre nelle città crescono i problemi per le amministrazioni e, soprattutto, per le Forze dell’Ordine, costrette a turni massacranti per garantire un minimo di sicurezza ai cittadini, complice un fiscal compact che impedisce nuove assunzioni.
    Oltre alla sicurezza fisica dei cittadini è in gioco (ma di questo, naturalmente, nessuno parla!) anche la salute collettiva, considerate le malattie debellate da decenni in Europa, che i migranti stanno reintroducendo in Italia.
    Nel settembre 2014 fecero molto scalpore i casi di scabbia tra i poliziotti di Padova e si parlò addirittura di sciopero delle Forze dell’Ordine perché il personale veniva mandato allo sbaraglio, senza neanche i guanti di protezione o le istruzioni relative alle precauzioni di base da adottare al fine di evitare contagi.
    Ogni giorno che passa il problema sanitario, nonostante che nessuno ne parli, sta diventando sempre più grande!
    Si pensi alle migranti che per avere denaro facile, hanno capito che nonostante la crisi dell’economia italiana, esiste un mestiere, il più antico del mondo, che consente di guadagnare soldi a palate e che non ha mai crisi!
    I loro “clienti” decisamente non mi fanno pena; mi preoccupano invece i colleghi di tutte le Forze dell’Ordine che per lavoro devono trattare e, spesso, avere contatto fisico – loro malgrado – con i “nuovi arrivati”.
    Il pericolo principale, al di là della TBC ed altre malattie infettive di una certa importanza, è la scabbia.
    Portare addosso guanti in lattice usa e getta è, ad avviso di chi scrive, di grande importanza visto che si vive alla giornata e non si sa mai cosa può accadere e con chi si avrà a che fare durante ogni turno di servizio.

    La scabbia è una malattia contagiosa causata da un parassita della pelle, il Sarcoptes scabiei, un acaro invisibile a occhio nudo. Le femmine scavano “cunicoli” sotto lo strato superficiale della cute umana (epidermide) e vi depongono le uova. Queste si schiudono dopo 3-4 giorni, dando origine a larve, che scavano ulteriori  cunicoli ove raggiungono lo stato adulto. Normalmente è possibile rinvenire da 10 a 15 cunicoli in un individuo malato.
    Si  trasmette tramite contatti  (alcuni sostengono prolungati, ma, vista la vicenda dei poliziotti di Padova avrei qualche dubbio!)  con  una  persona  infestata  o con lenzuola e indumenti contaminati.
    In genere dopo 2-6 settimane dal contagio si manifesta il sintomo più tipico: un prurito  intenso, specialmente notturno. Sulla cute compaiono lesioni di vario tipo: piccole chiazze rosse in rilievo (papule), vescicole, lesioni lineari sottili e lunghe fino a 5 o 10 mm, arrossate e rilevate, corrispondenti ai cunicoli  scavati dall’acaro. Le zone più frequentemente colpite sono le mani e i piedi (regioni palmo-plantari, spazi interdigitali), i polsi, i gomiti, le ascelle, le regioni al di sotto delle mammelle, l’addome (zona periombelicale), i genitali maschili e i glutei.
    Il fastidio è tanto insopportabile che il paziente, grattandosi eccessivamente, finisce per  ferirsi  la  pelle  con  comparsa  di  croste  (lesioni  da  grattamento),  che  possono ulteriormente essere infettate da altri batteri (stafilococco o streptococco).

    La buona notizia
    Naturalmente nessuna Forza di Polizia potrà fare nulla per impedire gli sbarchi dei migranti, né che le nostre città vengano invase da poveri cristi che fuggono dalle guerre e/o da furbi benestanti africani (quelli, per capirci,  che rifiutano il nostro cibo, dicono che i nostri alberghi con piscina fanno schifo, vogliono il wi-fi, vestiti  e scarpe firmate, smartphone, etc.) che inevitabilmente creeranno problemi di sicurezza e, soprattutto, di salute pubblica.
    In attesa che gli italiani decidano per una nuova classe politica più capace dell’attuale, la parola d’ordine per le Forze di Polizia è, sicuramente, “limitare i danni”.
    E come fare?
    Per i contagi cutanei quello che sto per scrivere potrebbe sembrare l’uovo di Colombo ma è una realtà.

    Anche se il Ministero della Salute si è guardato bene dal renderlo noto (e che ci sia stato dolo esistono le prove!!!) da qualche anno è presente in Italia un rimedio che costa letteralmente pochi euro, in grado di guarire in soli 45 secondi la scabbia (sì, avete letto bene!)  e altre 100 patologie della pelle, compreso il Papilloma virus; questo rimedio si chiama “ipoclorito di sodio”.

    E’ una scoperta dell’ematologo Dott. Gilberto Ruffini, una persona da premio nobel, che ha brevettato il frutto di anni di ricerche per impedirne lo sfruttamento economico da parte delle multinazionali farmaceutiche ma consentendolo al privato cittadino che potrà ora curare in pochissimo tempo oltre il 90% delle malattie della pelle con una spesa irrisoria di circa 8/9 euro.

    Chi segue il mio blog sa che non scrivo mai nulla senza esserne certo o senza essermi documentato.

    Io stesso ho usato l’ipoclorito di sodio al 14% per curare una psoriasi da stress che da anni portavo sotto i gomiti, con solo tre applicazioni di un minuto ciascuna, suddivise in 5 giorni. La psoriasi è scomparsa da 9 mesi!

    Il Dottor Ruffini ha scritto un libro intitolato “Curarsi con la candeggina? Guida pratica al metodo Ruffini, per trattare oltre 100 malattie con meno di un euro” che  ho avuto modo di leggere e di prestare ad un amico medico il quale mi ha detto, dopo pochi mesi, di aver risolto parecchi problemi cutanei di diversi suoi pazienti.
    Nel manuale sono riportate le patologie e i tempi di applicazione del prodotto; in genere l’applicazione è di 45 secondi e subito dopo occorre lavare con acqua di rubinetto.
    Per tantissime patologia è sufficiente una sola applicazione per risolvere il problema!
    Quindi se qualche collega dovesse avere il dubbio di essere stato contagiato da scabbia o altre patologie della pelle durante gli interventi di servizio, una semplice applicazione di ipoclorito di sodio secondo il metodo del Dott. Ruffini è in grado di risolvere definitivamente il problema.

    Pocanzi ho scritto di malafede da parte del Ministero della salute riguardo a questa scoperta e, naturalmente, pubblico le prove.

    Da tempo il Dottor Ruffini sta cercando di interessare il Ministro competente e gli alti vertici  della Sanità perché la sua scoperta, che cederebbe gratis, potrebbe far risparmiare allo Stato italiano  letteralmente milioni di euro ogni anno.
    Pensate: anziché tagliare servizi e posti letto negli ospedali, come il bravo Renzi sta facendo e continuerà a fare, si potrebbero eliminare le costosissime terapie dermatologiche, visto che il 90% di queste possono essere sostituite con il semplice ipoclorito di sodio, e i malati guarirebbero in maniera definitiva!

    Naturalmente nessuno ha risposto agli appelli di questo Dottore, molto probabilmente perché (sarebbe più corretto scrivere: “sicuramente perché”!) dietro alla sanità italiana girano talmente tanti interessi economici, tanti finanziamenti ai partiti, che tutti i politici si guardano bene dall’intervenire!
    Considerata l’importanza di questa scoperta, vi chiedo la cortesia di far girare questo articoloper dare a tutti, colleghi e non,  l’opportunità di potersi curare con successo praticamente quasi gratis!

    Di seguito troverete l’appello scritto dal Dott. Gilberto Ruffini che vi invito a leggere e a pubblicare dove volete.

    Piero Nuciari
    www.pieronuciari.it

    CERCO CHI MI POSSA AIUTARE SCRIVENDO LUI STESSO O DICENDOMI COME FARE A RICEVERE UNA RISPOSTA SU QUESTO SCRITTO CHE RIPORTO INTEGRALMENTE GRAZIE :
    Varese – Roma 20 – Marzo – 2016
    Sono dr. Gilberto Ruffini Medico Ematologo di Varese, titolare dell’ omologo “Metodo Ruffini” di interesse dermatologico. E’ da Settembre 2015 che attendo una risposta …. va bene essere certamente deriso e con sufficienza dare la tara ma almeno una risposta … sono un Ematologo con decenni di esperienza non un ciarlatano. 2300 sono le testimonianze anche fotografiche firmate in mio possesso su 14 000 membri in fb. Inoltre, il Ministero della Salute nella persona del Ministro Lorenzin ed il suo staff, oggi, per dimostrare attenzione ed educatamente neanche rispondere, cosa ha da proporre di meglio e GRATUITAMENTE ai cittadini sofferenti su queste patologie ? 
    Acne vulgaris  
    Actinomyces  
    Aphthae  
    Burns  
    Burulì ulcer  
    Candida
    Cutaneous larva migrans  
    Dandruff or Pityriasis Capitis  
    Diabetic foot infected  
    Donovanosis  
    Intertrigo  
    Fistula for infection
    Folliculitis decalvans  
    Herpes Simplex  
    Herpes Varicella Zoster  
    HPV  
    Mite folliculorum  
    Molluscum Contagiosum  
    MRSA cutaneus  
    Onychomycosis  
    Paronychia  
    Parasites  
    Pimples  
    Jellyfish  
    Scabies  
    Seborrheic dermatitis  
    Tinea all  
    Tinea versicolor  
    Trichosporon cutaneous  
    washing dental prosthesis  
    Wound  
    Acne vulgaris  
    Actinomyces  
    Aphthae  
    Burns  
    Burulì ulcer  
    Candida
    Cutaneous larva migrans  
    Dandruff or Pityriasis Capitis  
    Diabetic foot  
    Donovanosis  
    Intertrigo  
    Fistula for infection
    Folliculitis decalvans  
    Herpes Simplex  
    Herpes Varicella Zoster  
    HPV  
    Mite folliculorum  
    Molluscum Contagiosum  
    MRSA cutaneus  
    Onychomycosis  
    Paronychia  
    Parasites  
    Pimples  
    Jellyfish  
    Scabies  
    Seborrheic dermatitis  
    Tinea all  
    Tinea versicolor  
    Trichosporon cutaneous  
    washing dental prosthesis  
    Wound 

    Quante sofferenze e soldi risparmiati dai cittadini e dallo Stato ! Sono veramente amareggiato nel pensare a quante vite potrebbero essere risparmiate. C’ è da pentirsi ad essere un medico italiano, medici soventemente trattati se qualcuno apre bocca da incolti visionari, ciarlatani e, se non introdotti nei giochi di certe regole non scritte, additati pure come furbi truffatori. Viceversa a queste facili illazioni, questa figura di medico indegna, studia cercando di far vivere meglio chi soffre, venendo ripagato come non degno di neanche una risposta. E’ imbarazzante vedere che dopo anni e innumerevoli lettere e avvisi qua e là per le Istituzioni sanitarie italiane come al Ministero della salute ai tempi del prof. U. Veronesi e Sirchia o al direttore dell’ ISS prof. Benagiano e ancora prof. Cassone, oltre che sommarie risposte di circostanza, non ci sia stato un serio contradditorio come all’ estero succede ma solo risibili sufficienze. Questo comportamento condannabile, ha vietato per lunghissimi anni a tutti i cittadini italiani di venire a conoscenza di questa fantastica opportunità a costo 0 … Ho persino scritto al Governo di allora ma, nessuna risposta e dunque tanti dubbi mi sorgono circa una solidale conduzione di chi è messo lì apposta dallo Stato a proteggere al meglio la nostra salute e … il portafoglio di entrambi …. bisognosi e Stato. Di cosa sto parlando ? Di una molecola semplicissima : Ipoclorito di Sodio di formula NaOCl notoriamente dal costo irrisorio, quanta e quante sofferenze unite a tanti soldi risparmiati ! Nel mentre che legge questa “ridicola” novità perditempo molto nociva ai produttori di farmaci, migliaia di serissimi Ricercatori in tutto il mondo stanno studiando l’ Ipoclorito di Sodio per accrescere il benessere dei propri cittadini e di forte risparmio economico del proprio Paese. Noi no, nel frattempo immagino solo risatine e silenzi, continuando imperterriti a farci bagnare il naso, mentre migliaia di testimonianze fotografiche e/o semplicemente scritte, continuamente si sommano e che qui non riporto solo per evidenti ragioni di spazio ma sempre disponibili, così l’ abbondante bibliografia mondiale già dall’ anno scorso inviata. Unitamente, inoltre, se desidera, può leggere la descrizione in inglese nel testo universitario su “Microbiology” a cura di Mendez 1119 pagg. di cui 10 dedicate al metodo Ruffini (uno studio indipendente) per trovare crediti sull’ uso medico dell’ Ipoclorito e su di me. D’ altronde la medicina non si basa sulle evidenze ? Certo di una sua sensibile attenzione.
    Con cordialità dr. Gilberto Ruffini INDIRIZZO : INDUNO OLONA Via Capelletta 68/A(Varese) email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

    RINGRAZIO CHIUNQUE MI DARA’ UNA MANO
    dr Gilberto Ruffini –  www.metodoruffini.it
  • La vaccinazione contro il Papillomavirus (HPV)

    VACCINAZIONE CONTRO IL PAPILLOMA VIRUS



    In questo articolo si legge:

    … Dal 2012, hanno ricordato gli autori, le linee guida di molti paesi sono cambiate, e oggi prevedono un Pap test ogni tre anni a partire dai 21 anni, combinato con l’esame per la ricerca del DNA virale ogni cinque anni, iniziando dai 30; nessuna delle linee guida distingue tra donne immunizzate e no.

    <<Oggi, invece, tale distinzione inizia a essere necessaria, per permettere a tutte le donne vaccinate di evitare controlli inutili, e ai sistemi sanitari di risparmiare molto denaro, aumentando al tempo stesso le percentuali di successo delle campagne vaccinali, che diventerebbero molto più mirate. >>

    QUESTA E’ FOLLIA ALLO STATO PURO!
    La vaccinazione anti-HPV, pubblicizzata pure come vaccinazione contro il cancro del collo dell'utero previene il virus HPV, non il cancro del collo uterino.
    Sappiamo bene che se si è immunizzati contro i ceppi più frequenti di HPV non lo si è per nulla nei confronti di tutti gli altri.
    Non solo. Proprio l'assenza di protezione nei confronti di altri ceppi pericolosi del virus, rende consigliabile in ogni caso l'effettuazione periodica del Pap-test, a prescindere dalla vaccinazione.
    E visto che se una donna effettua gli esami previsti per lo screening, la possibilità di arrivare ad avere un tumore del collo dell'utero in fase avanzata ed incurabile è praticamente nulla, il vantaggio della vaccinazione a questo punto è minimo, bassissimo.
    Ceppi ad alto rischio di malignità sono per esempio i ceppi 16, 18, 31, 33, 35 (ma c'è evidenza che solo il 16 sia sempre e sicuramente cancerogeno) ma anche altri hanno un certo rischio di causare tumore maligno (come il 45, il 51, il 52, ed altri). Tanti altri ceppi di HPV sono considerati innocui.
    La maggioranza dei tumori del collo uterino in fase iniziale o poco avanzata regrediscono spontaneamente, quelli più avanzati invece non regrediscono quasi mai.
    Riuscire quindi a scoprire un tumore in fase molto iniziale con il Pap-test e poi capire che tipo di HPV lo ha causato può essere fondamentale. Una donna, seppur vaccinata, non può sentirsi assolutamente protetta e deve necessariamente continuare ad effettuare i programmi di controllo e screening. Vi è anzi il pericolo che donne vaccinate, sentendosi protette dalla vaccinazione, sottostimino il pericolo e abbandonino i controlli diventando potenzialmente a rischio.

    FONTE: http://www.repubblica.it/oncologia/prevenzione/2016/11/16/news/papilloma_le_regole_per_vincere-152118053/?ref=fbpr&ch_id=sfbk&src_id=0001&g_id=1&atier_id=00&ktgt=sfbk0001100

           <<< Il METODO RUFFINI, LO RICORDIAMO, E' UN UTILISSIMO STRUMENTO TERAPEUTICO CONTRO L'HPV OVVERO CONTRO OGNI TIPO DI CEPPO PAPILLOMAVIRUS >>>

    LINK AD ARTICOLI:
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  • MRSA NELL’UOMO E NEGLI ANIMALI IN EUROPA CENTRALE



    MRSA NELL’UOMO E NEGLI ANIMALI IN EUROPA CENTRALE
    (di Patrizia Marini)

    MRSAGli MRSA (Methicillin-resistant Staphylococcus aureus), patogeni resistenti ai comuni antibiotici a diffusione soprattutto nosocomiale nell’uomo, sono considerati un problema emergente in medicina veterinaria (sono stati isolati in cavallo, cane, gatto, uccelli e bovini). Recentemente sono stati segnalati anche casi di infezione MRSA nelle persone a contatto con gli animali. Alcuni studi precedenti hanno infatti identificato un elevato tasso di colonizzazione nelle persone in contatto stretto con gli animali.
    -------------------------
    In Europa centrale (Germania e Austria), MRSA (Stafilococco aureo resistente alla meticillina) sono stati isolati in uomini e animali domestici (cane, maiale, cavallo) infetti. Desta preoccupazione, secondo gli autori dello
    studio, l’associazione di questi casi con casi di polmonite nosocomiale da
    ventilatore nell’uomo (la VAP, ventilator-associated pneumonia, è un'infezione nosocomiale associata alla ventilazione meccanica nelle unità di terapia intensiva umana).  Nell’uomo, gli MRSA sono patogeni nosocomiali riconosciuti da più di 30 anni. 
    Recenti sono invece le segnalazioni della colonizzazione da MRSA negli animali domestici e della possibile trasmissione del patogeno dall’animale all’uomo (vedi vet.journal del 24-11-2006, Colonizzazione da MRSA nei veterinari). [1]

    Il presente studio [2] descrive la caratterizzazione molecolare di MRSA appartenenti alla linea clonale ST398 isolati da infezioni sporadiche nell’uomo e alcune specie animali. Quattro isolati umani venivano prelevati mediante tampone nasale dal personale di una clinica veterinaria in Germania. Gli isolati animali erano prelevati da un cane e un puledro dello stessa clinica, da un suino in una facoltà di veterinaria tedesca e da 2 cavalli della facoltà di veterinaria di Vienna (Austria). Si caratterizzavano 20 isolati.

    Gli isolati della linea clonale ST398 non sembrano essere frequenti nella popolazione di S. aureus, e la comparsa nell’uomo sembra essere relativamente recente. Tuttavia, sono stati descritti nei suini e negli allevatori di suini in Francia, e in suini e persone esposte in Olanda. 
    Gli autori concludono che gli MRSA ST398 possono colonizzare e causare infezione nell’uomo e in alcune specie animali, quali cane, cavallo e suino. L’isolamento di questi MRSA da una ferita infetta di un cane e dal tampone nasale del personale veterinario che si prendeva cura di questo cane suggerisce che è possibile una trasmissione interspecifica. Di particolare preoccupazione era il successivo riscontro di MRSA ST398 non solo nei pazienti esterni, ma anche in pazienti con polmonite da ventilazione meccanica dello stesso ospedale e nello stesso periodo. 
    Futuri isolamenti di MRSA ST398 nell’uomo dovranno essere analizzati anche sotto il profilo dell’esposizione agli animali e la ricerca degli MRSA con metodi appropriati dovrebbe essere implementata nei programmi di sorveglianza della antibiotico-resistenza in medicina veterinaria. 
    ---------------------------

    BIBLIOGRAFIA:
    [1] Colonizzazione da MRSA nei veterinari - vet.journal venerdì, 24 Novembre 2006 
    di Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
    LINK

    [2] "Methicillin-resistant Staphylococcus aureus ST398 in humans and animals, Central Europe" Witte W, Strommenger B, Stanek C, Cuny C. Emerg Infect Dis. Feb 2007 
    LINK

    FONTE:
    vet.journal venerdì, 26 Gennaio 2007
    di Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
    LINK
     
  • Suggerimento per i trattamenti vaginali


    Range entro cui caricare la siringa per eseguire i trattamenti vaginali
    (infezioni batteriche, candida, HPV...)
    Usare una siringa senza ago e caricata fra 3 e 5 ml
    con Ipoclorito di sodio al 6%.
    Seguire le modalità d'uso indicate nel manuale pratico
    che è in vendita al seguente LINK 

  • Sui rapporti sessuali protetti (lettera ad una paziente)


    Sui rapporti sessuali protetti (lettera ad una paziente)
     
    Gentile signora A.D. in linea di principio i rapporti sessuali (non finalizzati alla procreazione) vanno sempre protetti, anche in presenza  della protesi peniena la quale non copre totalmente il pericolo ad una protezione totale, essendoci sempre la possibilità di infettarsi per la cute dalla pancia, cosce e Ano. Poi, niente paura per LSIL termine che indica la presenza di coilociti, cellule epiteliali pavimentose a forma rotonda o navicolare, con nucleo centrale bilobato, ipercromico o picnotico (senza struttura regolare), attorniato da un alone chiaro, che separa il nucleo dalla membrana nucleare. Fa parte delle anomalie cellulari che si possono riscontrare durante la lettura di uno striscio colpocitologico (comunemente detto Pap-test), ma non rappresenta in alcun modo una lesione precancerosa. È solo un segno indiretto dell’infezione del Virus del Papilloma Umano (HPV), agente eziologico dei condilomi e del cancro della cervice uterina. - Papillomavirus  (HPV) - Sull’ HPV si conoscono 150 di tipi, essi però sono numeri ancora incerti perché per alcuni  sono 102 e per altri 120. Essi, sono suddivisi in 16 sottogruppi dalla A alla P secondo le omologie genomiche e rispetto al tessuto per cui sono specifici : o mucosi o cutanei. Una volta entrato nel nucleo della cellula, il Papilloma virus è in grado di alterare il ciclo cellulare normale della cellula infettata; si osserva che nella maggior parte dei casi il Papilloma Virus prolifera preferenzialmente all'interno dello strato granuloso della pelle. Attraverso la desquamazione degli strati differenziati e superficiali della pelle e delle mucose, il virus può essere trasmesso ad altri soggetti.
    I virus di questa famiglia frequentemente causano patologie non preoccupanti, quali ad esempio le Verruche, alcuni però possono causare patologie tumorali benigne come il Condiloma genitale e purtroppo anche quelli maligni come il cancro al collo dell' Utero, al cavo orale, all' Ano, all' Esofago e al Laringe. Il Papillomavirus è un virus complesso con 2 gruppi di espressioni proteiche significative, ovvero, proteine precoci che hanno il compito di favorire la crescita e la divisione della cellula in replicazione (obbligatoria), in quanto non codifica per una sua DNA polimerasi ma ha bisogno quella della cellula ospite che viene sintetizzata nelle cellule quando in attiva divisione, promuove inoltre, la sintesi delle Cheratine dando Ipercheratosi. Il Papillomavirus umano (HPV) è un virus detto nudo, perché senza pericapside (involucro, envelope). ed in virtù delle loro proprietà leganti ed inattivanti gli oncosoppressori come p53 e Rb, le proteine codificate dal genoma virale promuovono un'intensa replicazione cellulare che esita verso la formazione di Papillomi, Condilomi acuminati, Iperplasia epiteliale focale, Verruche e carcinomi. Però, non tutti I Papillomavirus sono responsabili di forme carcinomatose. In particolare, i carcinomi della cervice uterina sono innescati dai genotipi 16,18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59 e 68 benché i tipi 16 e 18 siano i più frequenti, (circa il 70%, cioè  snocciolati significano che su 1000 casi positivi, 700 dovrebbero riguardare i primi 2 soli coperti da vaccino e che ben 300 ne rimarrebbero fuori scoperti, ossia, non coperti da vaccino). Quanto descritto è per raccomandare documentarvelo che non si può smettere di fare il Pap test prendendolo sottogamba per il solo fatto di avere fatto il vaccino. Ripeto mille volte l’ importanza dello screening  mentre le Verruche ed i  Condilomi semplici sono generati dai genotipi 2, 7, (Verruche comuni) 1, 2, 4, (Verruche plantari) e 3, 10 (Verruche piane). Le proteine precoci servono a modificare il metabolismo della cellula infettata per metterlo al servizio dell'HPV, mentre le tardive sono le proteine strutturali, che associandosi tra loro formano la struttura icosaedrica del capside virale. Il DNA dell’ HPV codifica per proteine precoci (Early - lettera E) e tardive (Late - lettera L), seguita dal  numero di codifica.


    E’ doveroso sottolineare, tuttavia, che il virus prolifera anche a livello dell' asta del Pene, del Perineo e dell' Inguine: per questo motivo, spesso il preservativo non è sufficiente a proteggere il partner (sano) dal contagio, dopo un rapporto con un soggetto  infetto ed ecco il motivo per cui è consigliabile anche fare dei lavaggi completi delle parti intime (un bidè prima dei rapporti)  con il Metodo Ruffini al 6% lasciando agire 40-50 secondi e poi lavarsi normalmente con il sapone.
    Le verruche costituiscono le lesioni cutanee più frequenti, fortunatamente benigne, causate dal Papilloma virus: si tratta di escrescenze di tipo verrucoso che infettano, in modo preferenziale, le mani, i piedi e i genitali, a seguito del contatto con una verruca di un'altra persona. Le docce, gli ambienti umidi ed affollati, così come le temperature elevate e l'umidità sono elementi che favoriscono la replicazione e la propagazione del Papilloma virus, dall'aspetto simile alla cresta di un gallo. 

    Le verruche causate dal Papilloma virus sono classificate in:
    1. Condilomi acuminati: espressione di un'infezione genitale da HPV trasmessa per via sessuale. Nel maschio, i condilomi si manifestano, preferenzialmente, a livello di glande, meato uretrale, frenulo, asta del pene e solco balano-prepuziale; nella donna, invece, le aree maggiormente coinvolte sono la vulva, il collo dell'utero e la vagina. Il più delle volte i condilomi sono asintomatici, anche se alcune varianti generano bruciore, prurito ed irritazione locale.
    2. Verruche comuni: le lesioni cutanee scatenate dal Papilloma virus presentano generalmente una forma irregolare e decorrono spesso (ma non sempre) in modo asintomatico.
    3. Verruche plantari: tipiche della pianta del piede, queste lesioni verrucose provocate dal virus dell'HPV sono facilmente trasmesse nelle piscine e nelle palestre.
    4. Verruche piane: lesioni verrucose in rilievo: il Papilloma virus, infettando mani, piedi, viso e gambe può arrecare questi danni cutanei, che tendono a svanire in poco tempo.

    Cordiali saluti
    dr. G. Ruffini  
  • Testimonianza 832 - HPV

    HPV - testimonianza 832
  • Trattamento della rosacea e Metodo Ruffini

    Il sito ufficiale: www.metodoruffini.it
    - Il manuale pratico CURARSI CON LA CANDEGGINA? è acquistabile online al seguente link: 

    Per l'acquisto dei prodotti Vi invito a visitare il sito delle IBF
  • Treponema pallidum


    Treponema pallidum
    Il Treponema pallidum è un batterio del phylum delle Spirochaetes, specie appartenente alla famiglia dei Spirochaetaceae, Gram negativo, dal corpo diafano, quasi trasparente, che termina con flagelli.
    È l'agente eziologico della sifilide.

    A differenza degli altri batteri flagellati, questo batterio presenta endoflagelli, ovvero flagelli disposti all'interno e non all'esterno della cellula batterica. Molto mobile, grazie a essi, il batterio presenta una sorta di movimento a molla. La parete batterica presenta maggiore elasticità rispetto a quella di altre specie batteriche.
    Per lungo tempo si è ritenuto che questo batterio fosse anaerobio; recentemente si è scoperto che è in grado di ossidare i carboidrati e lo si è classificato come microaerofilo.

    Sono batteri molto lunghi e al tempo stesso molto sottili (5-20 micron x 0,1-0,5 micron). Per questo bisogna adottare accorgimenti affinché siano visibili al microscopio ottico: la microscopia a campo scuro e l'impregnazione argentica rendono il batterio visibile.

    Questo batterio non è coltivabile su terreni né liquidi né solidi, perciò la diagnosi si fa con test sierologici che si distinguono in test non treponemici e test treponemici, a seconda che abbiano come bersaglio la rivelazione degli anticorpi specifici (reazione di Wassermann) o del treponema stesso. Ha la caratteristica di presentare un mimetismo antigenico. Il batterio infatti si riveste della fibronectina della cellula ospite rendendosi meno visibile al sistema immunitario.Treponema pallidum è un batterio gram negativo, vettore di malattie chiamate trepomatosi tra cui spicca la lue o sifilide, un'infezione trasmessa per via sessuale (forma acquisita) o infettare il feto attraverso la placenta di madre luetica durante le ultime fasi della gravidanza: in questo caso, la malattia trasmessa dalla madre ed acquisita dal nascituro prende il nome di "sifilide congenita".
    In alcuni casi, il Treponema pallidum viene trasmesso per trasfusione di sangue infetto. Il periodo d'incubazione della sifilide varia da 2 a 10 settimane. Durante l’infezione acuta nell’individuo si evidenzia un innalzamento degli anticorpi specifici di classe M (IgM), seguito dall’aumento delle IgG, che permangono tutta la vita.
    Le infezioni da Treponema pallidum possono essere curate con antibiotici come penicillina (farmaco d'elezione), procaina, eritromicina, doxiciclina e tetracicline.







    Le piaghe cutanee (erosioni, placche eritematose) caratteristiche della seconda fase della malattia (dopo 6-12 settimane) possono essere disinfettate e trattate con il Metodo Ruffini.
    La prevenzione è l'arma migliore per fuggire dalle infezioni da Treponema pallidum.
    Dal momento che non esiste alcun vaccino per la sifilide, è bene astenersi dai rapporti sessuali non protetti con soggetti a rischio; in caso contrario, effettuare regolarmente le analisi del sangue, oltre ad avvisare tutte le persone con cui si sono consumati rapporti a rischio, fino ad un anno prima dall'esordio dei sintomi della sifilide.
  • Vaginosi

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