• Chi può essere autore di un articolo scientifico

    Chi può essere autore di un articolo scientifico
    (di Mattia Butta)

    Ieri ho ricevuto un messaggio email che mi poneva una domanda interessante. Ho risposto privatamente, ma siccome penso che possa interessare anche ad altri ripropongo qua il tema.
    Mi scriveva un neolaureato italiano che mi poneva questa domanda: chi può essere autore di un articolo scientifico?
    Mi faceva questa domanda perché dal lavoro che aveva fatto per la sua tesi di laurea era uscito un articolo scientifico e il suo nome non era stato incluso tra gli autori. Era stato solo citato tra i ringraziamenti. Quando ha chiesto spiegazioni gli è stato risposto che non era "deontologicamente" corretto citare tra gli autori uno che è appena laureato (triennale), che bisogna almeno essere dottorandi. In maniera elegante gli hanno detto: ah ah ah, pischello, cazzo vuoi, devi così mangiarne di polenta prima di pretendere di essere citato come autore.
    Quindi mi chiedeva se era vero che bisogna essere almeno dottorandi per essere inclusi tra gli autori di un articolo scientifico. La risposta in breve è no.
    Le riviste scientifiche non hanno alcun requisito per quanto riguarda i titoli. Chiunque può mandare un articolo a una rivista scientifica, perché quello che conta nella scienza sono i fatti, non la fama di una persona (il principio d'autorità non esiste nella scienza). Ovviamente se una rivista riceve un articolo di microbiologia firmato da un unico autore senza titoli che nella vita fa il fiorista magari si pone qualche dubbio sull'attendibilità dell'articolo. Attenzione, questo non è un motivo sufficiente per rigettare l'articolo, significa solo che la rivista si mette sul chi va là, controlla meglio che i dati siano attendibili, fa revisionale l'articolo da qualche revisore in più. Ma se il contenuto dell'articolo è impeccabile, fotte sega se è scritto da un fiorista che fa il microbiologo per hobby nel fine settimana o da un professore universitario. Sì, delle volte le riviste hanno un po' di puzza al naso: se mandi un articolo firmato solo da un autore con affiliazione industriale fanno un po' i difficili, mentre se aggiungi la firma di un autore accademico sono più rilassati. Ma in generale chiunque può essere autore.

    Nel caso specifico tra l'altro non si trattava nemmeno di avere il neolaureato come unico autore, ma si chiedeva che fosse coautore assieme ai suoi superiori, ultra titolati. La questione era ad un livello molto più basso: ok, mettiamo il professore e il suo assistente come autori dell'articolo, dopodiché è possibile mettere il ragazzo neolaureato come coautore? Su questo la risposta è un sì grosso come una casa. Perché in un caso del genere le riviste non storcono il naso per niente, è una cosa normalissima.
    Lo dico perché ne ho visto a frotte di casi del genere, da noi è quasi la regola. Quando un ragazzo fa una tesi di ricerca alla fine dalla sua tesi esce sempre del materiale degno di essere pubblicato su una rivista scientifica, magari insieme ad altro materiale.
    Nella lista degli autori lo si include sempre. Faccio l'esempio di questo mio articolo: il penultimo nella lista degli autori era un mio tesista che ha lavorato al suo progetto, mi ha aiutato con questa ricerca e alla fine quando ho scritto l'articolo l'ho messo tra i coautori. E ci mancherebbe altro!
    Alcuni dei dati che ho messo nell'articolo li aveva elaborati lui, figuriamoci se non lo mettevo tra gli autori. Lo stesso vale in molti altri casi: qui in dipartimento ne ho visti molti di ragazzi neolaureati, o addirittura ancora non laureati formalmente che venivano messi nella lista di autori. Se usi il frutto del loro lavoro è un dovere metterli nella lista degli autori.

    E questo vale un po' ovunque nel mondo. Mettere tra i coautori un ragazzo neolaureato o magari prossimo alla laurea poiché si pubblica il suo lavoro di ricerca che ha fatto per la tesi è normale, nessuno si scandalizza, nessuno storce il naso, nessuno ti guarda male. Perché allora hanno detto a questo ragazzo che non era "deontologicamente" corretto metterlo tra gli autori? Mistero. O meglio, cazzata.

    Perché al massimo è vero il contrario: se tu usi il materiale di una persona (un tuo collega, un tuo superiore, un tuo tesista...) in un articolo scientifico e non lo accrediti come autore dell'articolo, questo sì che è deontologicamente sbagliato. Nei casi peggiori si può parlare persino di truffa scientifica. Perché se non lo metti tra gli autori significa che reclami solo te stesso (e i tuoi coautori) come colui che ha fatto quella ricerca. Stai dicendo "questa è roba mia, l'ho fatta solo io". Se questo non è vero stai compiendo un atto gravissimo, un atto in cui ti arroghi il merito di una ricerca scientifica fatta (anche) da altri. Per chi fa ricerca all'estero e si confronta con tanta gente che fa ricerca in giro per il mondo è quasi incredibile (nel senso che davvero si fa fatica a crederlo) che avvenga una roba del genere, e che addirittura una persona venga esclusa dalla lista degli autori di un lavoro che ha fatto anche lui con la scusa - paradossale - che non si può includere un "pischello" tra gli autori.

    Dopo aver parlato con molti italiani invece non faccio fatica a crederci, poiché di storie come queste ne ho sentite tante. E ne ho sentite anche da parte di dottorandi (assurdo!). Ho sentito dottorandi che mi raccontavano come nei loro dipartimenti si diceva che i dottorandi non devono pubblicare, devono aspettare. Toh, magari devono fare un articolo - massimo due - in tutto il dottorato. Come se essere autore di un articolo scientifico significasse entrare in un club esclusivo, riservato a chissà chi. Ho sentito storie di dottorandi che si fanno un culo quadro, ottengono risultati, scrivono l'articolo e poi arriva il capo a dire che il loro nome non va messo tra gli autori, ché è ancora troppo presto. Meglio mettere il suo di nome (anche se non ha fatto niente), e magari il nome di qualche suo assistente o protetto/a. Storie di frustrazione, perché tu lavori come un asino e poi ti vedi scippare il merito dal tuo capo e dai suoi leccapiedi. Tra l'altro, fosse solo una questione di gloria, vabbe'. Ma essere coautori di un articolo all'estero spesso serve come requisito per accedere a corsi di dottorato o per ricevere un fellowship post dottorato. Essere esclusi dalla lista degli autori può significare anche che ti segano le gambe dal punto di vista della carriera. Fare una cosa del genere non è solo uno sgarbo all'autostima di un ragazzo, ma è una pura bastardata.

    Dicevo, di storie come queste ne ho sentite talmente tante dall'italia che ormai non mi stupisco più.
    E forse a questo punto capirete perché - tra i tanti altri motivi - ho deciso di fare ricerca all'estero. Perché qui viene sempre rispettata la mia dignità; non viene il capo a dirmi che deve essere messo lui come autore e devo sloggiare io. Anzi, quando chiedo al capo se vuole essere messo tra i coautori (magari perché ti ha dato un buon consiglio, o per gentilezza) spesso mi sento rispondere "ma no, non mi metta, non ho fatto niente per questo articolo, perché mettermi? va bene così".

    Io qui mi sono sempre sentito dire che dovevo pubblicare, e pubblicare tanto, col mio nome. Perché serve per portare fondi al dipartimento, ma anche per la mia carriera. Mai avuto limiti, anzi sono sempre stato incentivano a pubblicare - tanto - col mio nome, perché poi lo sapevano che mi sarebbe stato utile quando ho fatto richiesta per il JSPS fellowship: se mi fossi presentato con due articoli in croce non mi avrebbero preso. Chi mi ha guidato sapeva che per la mia carriera era necessario che iniziassi a pubblicare col mio nome, e che iniziassi a farlo in fretta (ero già in ritardo, visto che prima di laurearmi non avevo pubblicato niente al contrario dei colleghi).

    Per questo quando mi sento raccontare queste storie io consiglio sempre di andarsene, possibilmente all'estero, in un posto dove rispettano la tua dignità e non si attribuiscono la paternità delle tue ricerche. Delle volte è difficile, proprio perché per accedere ad alcuni posti di dottorato e post dottorato devi presentare la tua lista di pubblicazioni. Ma se non ti hanno consentito di pubblicare fino a quel punto cosa presenti? Per questo è meglio andarsene il prima possibile; a un corso di dottorato puoi accedere anche senza pubblicazioni se riesci a giocartela bene, un post dottorato non lo ottieni con un articoletto striminzito. Più vai avanti e più diventa difficile giustificare la carenza di pubblicazioni.
    Nel mio caso, come dicevo, ho iniziato il dottorato senza avere nemmeno un articolo solo perché avevo fatto l'erasmus in quella facoltà, mi conoscevano, sapevano come lavoravo e si sono fidati. Se tu spunti fuori dal nulla, non ti conosce nessuno e non porti nemmeno un articolo diventa più difficile che ti accettino sulla fiducia. Per quelli che non hanno nemmeno un articolo e nessun contatto con altri gruppi di ricerca il mio consiglio, se non riescono a farsi accettare come dottorandi, è di proporsi prima come tirocinanti, magari per un semestre in cui possano vedere come lavori e conoscerti. Se lavori bene poi si possono fidare e prenderti come dottorando. Ci sono delle borse per questi tirocini post laurea, delle volte finanziate a livello comunitario, delle volte dai ministeri dei singoli stati o persino dalle facoltà. Cercate, magari col lanternino, un'opportunità di finanziamento, e poi proponetevi come tirocinanti per un semestre in previsione di accedere al dottorato.
    Per chi non vi conosce e si vede arrivare la richiesta di un Sig. nessuno dall'italia, diventa molto più semplice accettarvi con un "piano" di approccio graduale come questo piuttosto che prendervi direttamente come dottorandi.
    Poi non escludo che in alcuni posti vi possano prendere direttamente come dottorandi anche se non avete pubblicazioni, ma tenete presente che così le possibilità si restringono.
    Se ancora non avete finito gli studi consiglio vivamente di fare l'Erasmus, anche solo per la tesi o magari per qualche credito extra. Cercate un gruppo di ricerca nel quale poi vorreste proseguire col dottorato e vi proponete per fare un progetto anche solo semestrale di ricerca. Ma anche se avete già fatto la tesi, fatelo anche solo per crediti che magari non vi servono nemmeno. È solo una scusa per farsi finanziare facilmente un periodo all'estero da usare per farsi conoscere in un gruppo di ricerca.

    Chiudo con una precisazione. Avevo detto prima che l'autore di quella email era stato citato nei ringraziamenti anziché tra gli autori. Uno potrebbe legittimamente chiedersi se non è sufficiente.
    In altre parole qual è il criterio per cui una persona è classificata come autore o come persona da citare nei ringraziamenti?
    L'autore è qualcuno che ha dato un contributo intellettivo alla sostanza dell'articolo, anche se minoritario. Nei ringraziamenti metti qualcuno che ti ha fatto un favore ma che non ha contribuito all'idea o al suo sviluppo che sta alla base dell'articolo.
    Faccio un esempio così si capisce meglio. Tempo fa chiesi a qualcuno di voi se aveva un grosso magnete preso da un altoparlante, poiché mi serviva per un esperimento. Uno di voi molto gentilmente me lo spedì. Ecco, quando uscirà il paper coi risultati ottenuti da quell'esperimento la persona che mi ha mandato il magnete sarà citata (se darà il suo assenso) tra i ringraziamenti, poiché ha fornito uno strumento che è stato necessario per fare l'esperimento. Non sarà tra gli autori perché egli nemmeno sa a cosa è servito quel magnete, me l'ha solo spedito. Se invece io gli avessi detto "guarda, ho questo problema... non so come fare" ed egli mi avesse risposto "prendi questo magnete, usalo così, e magari succede che risolve il problema poiché...." allora sì che avrei dovuto metterlo come coautore, perché l'idea di prendere il magnete, di come usarlo o del perché funziona quel metodo veniva da lui. Anche se poi tutto il lavoro l'ho fatto io. Se c'è un'idea, un contributo intellettivo, un suggerimento, una spiegazione che finisce nel costituire la "ciccia" scientifica dell'articolo allora devi citare quella persona come coautore. Come coautore devi citare anche tutti quelli che fanno delle misure che poi finiscono nelle tabelle e nei grafici, a maggior ragione se c'è analisi critica di quei dati, se c'è metodo nel fare quelle misure e il compito di quella persona non si limita a collezionare numeri sul registro di laboratorio. La discriminante potrebbe essere questa: se il compito poteva essere eseguito anche da una scimmia ammaestrata allora non c'è contributo tale da considerare la persona coautore, se invece il compito richiedeva quel zic di sale in zucca che una scimmia ammaestrata non può avere allora il tizio va messo tra gli autori. Inoltre tra gli autori puoi mettere anche chi, benché non coinvolto nel progetto, ti fornisce una cosa o un servizio che è fondamentale per la tua ricerca se questo non è reperibile altrove. Se tu quel pezzo o quel servizio potevi comprarlo da un'azienda allora il tizio che te lo fornisce magari gratis va nei ringraziamenti, se invece è l'unico a saper creare quella cosa in quel modo e quella cosa è fondamentale per ottenere i risultati che hai ottenuto, allora diventa coautore poiché senza di lui non avresti potuto ottenere quei risultati. Ma qui il confine si fa molto discrezionale.

    FONTE:
    http://www.butta.org/?page_id=133
     

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