• ACINETOBACTER BAUMANNII “multi-resistente”



    ACINETOBACTER BAUMANNII “multi-resistente”
    (di Patrizia Marini)
     
    Sempre più spesso sentiamo parlare di infezione e contagi di batteri contratti dai pazienti negli ambienti ospedalieri. Si entra per curare determinate patologie ma invece di uscirne si rischia di entrare in un percorso difficile e di grande sofferenza. L’acinetobacter baumannii è uno dei batteri ospedalieri più frequenti e molte strutture pubbliche e private stanno adottando specifici protocolli preventivi per evitarne l’insorgenza. 
    I batteri appartenenti al genere Acinetobacter sono in sostanza bacilli aerobi gram-negativi non fermentanti. Vivono nel suolo e nelle acque e possono sopravvivere per lunghi periodi nell’ambiente e tollerano sia il bagnato che l'asciutto. Ci sono più di 20 specie di Acinetobacter, anche se Acinetobacter baumannii rappresenta più del 80% degli isolati che causano malattie umane. Possono sopravvivere per mesi su capi di abbigliamento e lenzuola, biancheria da letto, ventilatori e altre superfici ambientali, rendendo la trasmissione nosocomiale estremamente difficile da controllare. Questo batterio è tra i principali patogeni associati ai luoghi sanitari. E’ sempre più spesso segnalato come causa di focolai di infezioni nosocomiali, quali batteriemie, polmoniti ventilatore-associate, infezioni del tratto urinario e infezioni della ferita. Dimostra sempre maggiore resistenza agli antimicrobici comunemente prescritti.
    É stato riportato in tutto il mondo ed ormai è riconosciuto come il responsabile delle infezioni nosocomiali più difficili da controllare e trattare.





    Il rischio di contagio per persone sane è piuttosto ridotto, mentre i pazienti debilitati per altri motivi ne sono purtroppo le vittime. Fonti di trasmissione includono prevalentemente apparecchiature respiratorie, valvole, circuiti di ventilatori, spirometri, flussometri di picco, cateteri di aspirazione, ecc. Altre fonti comprendono umidificatori, riscaldamento bagni, flaconi multidose, acqua distillata, cuscini, materassi, lenzuola, docce e rompigetto dei rubinetti. Nessuna fonte è stata identificata in circa il 50% dei focolai. Il batterio è in grado di colonizzare contenitori di detergenti con dispositivo di aspirazione qualora non opportunamente utilizzati.
    Fattori di rischio per la colonizzazione o infezione da Acinetobacter baumannii includono la lunghezza della degenza ospedaliera, le ferite chirurgiche, il trattamento con antibiotici ad ampio spettro, la nutrizione parenterale, l’uso dei cateteri, la ventilazione meccanica e l’ammissione ad una Unità di Terapia Intensiva. Questo tipo di infezione è di solito diagnosticata mediante esami colturali (su sangue, urina, ferita, ecc). Alcuni trattamenti farmacologici come i carbapenemi (Imipenem e Meropenem) rappresentano il cardine del trattamento delle infezioni da gram-negativi resistenti agli antimicrobici ma purtroppo questo batterio ospedaliero è   quasi sempre resistente anche a questa classe di farmaci e questo complica notevolmente le possibilità di trattamento. La Colistina rappresenta a volte l’unica opzione terapeutica possibile per il trattamento delle infezioni da Acinetobacter MDR anche se l’elevata tossicità renale ne limita fortemente le possibilitò di utilizzo. Alcuni ceppi possono risultare sensibili “in vitro” ad Ampicillina/Sulbactam. La Rifampicina è stata proposta da alcuni autori come terapia di associazione per un possibile effetto sinergico. Molto controverso appare il ruolo di Tigeciclina nel trattamento delle infezioni da A. baumannii MDR.

    Le precauzioni standard devono essere seguite in ogni momento della giornata, mentre misure utili per avere successo nel controllo dei focolai includono precauzioni come l’isolamento degli infetti o dei pazienti colonizzati, il rafforzamento dell’igiene delle mani, la coortazione dei pazienti (isolamento di coorte, ovvero a gruppi con la stessa infezione in area dedicata), la coortazione del personale, la disinfezione ambientale, il controllo dell’uso degli antimicrobici.
    Ma quello che è importante è la prevenzione, poichè una volta interessati dal contagio, si entra purtroppo in una spirale difficile da controllare e sicuramente molto lunga.

    Difficilmente una composizione antibiotica è in grado di debellare questo batterio ed il decorso della malattia per chi ne viene colpito è  molto grave. I soggetti sani sono meno a rischio, ma persone particolarmente debilitate o gravate da altre patologie con difese immunitarie più basse sono soggetti a rischio.
    Il contagio di questo batterio a livello umano costituisce un problema complesso, e spesso la trasmissione è da riscontrare negli ambienti ospedalieri. Questo problema va inquadrato sotto un profilo di prevenzione mondiale, dovrebbero essere adottati specifici protocolli iniziando dagli aspetti relativi alla somministrazione degli antibiotici negli animali e poi nell’uomo.

    Acinetobacter baumannii: un caso trattato dalla dott.ssa Elena Villani (medico di famiglia e ginecologa) con il Metodo Ruffini (trattamento dermatologico ad uso topico di ipoclorito di sodio tra il 6% e il 12%).

    La dott.ssa Elena Villani (medico di famiglia e ginecologa) ha trattato per la prima volta un caso di una ferita infetta da Acinetobacter baumannii: poche gocce di ipoclorito di sodio al 12% applicate sulla piaga, un minuto di attesa, nessun fastidio, poi lavata la piaga con 10 cc di soluzione fisiologica e coperta la ferita. Il tampone ripetuto dopo una settimana ha dato esito negativo. La risposta terapeutica è stata di notevole importanza.
    VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=SbDfNN9nmHg
    INFO:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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    FONTI:
    - Terapia intensiva - Allegato n. 3 (a cura di Donato Martella e Mario Sarti)
    http://www.terapiaintensiva.altervista.org/files/Allegato-n.-3-IOMI09HBA--Acinetobacter-MDR-x-operatori-.pdf

    - Faro di Roma quotidiano di informazione - 16 Feb 2017 (a cura di redazione salute)
    Prevenzione negli Ospedali; i rischi di contagio dell’acinetobacter baumannii
    dott. Danilo Papa specialista in malattie infettive presso la Asl di Genova
    http://www.farodiroma.it/2017/02/16/prevenzione-negli-ospedali-rischi-contagio-dellacinetobacter-baumannii

    - Acinetobacter baumannii: un batterio nosocomiale sempre più rilevante.
    Professoressa Maria Paola Landini Responsabile del Servizio di Microbiologia del Policlinico S. Orsola-Malpighi (Bo).
    Si tenga conto che alla Microbiologia unica della provincia di Bologna, arrivano ogni mattina arrivano dai 4000 ai 5000 barattoli contenenti urine, feci, sangue e tutti gli altri materiali biologici da pazienti nei quali si sospetta essere in corso un’infezione.
    Come dice la Prof.ssa Landini, il profilo delle antibiotico-resistenze di questo organismo emergente, per sua natura caratterizzato dalla resistenza a numerose classi di antibiotici, sta diventando sempre più estremo.
    http://www.aosp.bo.it/files/Micro%20News3.6.pdf
  • Allarme infezioni resistenti agli antibiotici


    ALLARME INFEZIONI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI
    (by The Cancer magazine)
     
    Gli antibiotici sono stati una delle migliori scoperte nel campo della medicina. Da quando venne scoperta la penicillina nel 1928, la rapida azione contro le infezioni fece pensare a molti medici e studiosi che questi farmaci si sarebbero trasformati nella soluzione per lasciarsi alle spalle le malattie e le infezioni causate di virus, batteri e funghi. Anche se questo tipi antibiotici continuano ad essere un aiuto fondamentale per la medicina, alcuni studi recenti hanno determinato che la somministrazione eccessiva degli stessi potrebbe essere pericolosa per la salute. 

    Tutte le volte che i batteri patogeni vengono in contatto con un uso regolare di antibiotici, essi imparano, si adattano e diventano resistenti. L'uso indiscriminato di antibiotici (adoperati anche quando non ce n’era reale bisogno o per infezioni minori) e il loro utilizzo negli allevamenti intensivi per far crescere di più gli animali ha fatto sì che si sviluppasse l'ormai noto fenomeno della resistenza. Mezzo milione di infezioni resistono agli antibiotici. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità potrebbero essere un milione all’anno i decessi in Europa già nel 2025 per malattie infettive non più curabili. E la stima è molto inferiore ai dati reali. 

    Per questa ragione, la ricerca scientifica si sta avvicinando sempre più al mondo botanico per trovare antibiotici naturali efficaci che non scatenino il fenomeno della resistenza e molti esperti stanno optando per la prescrizione di antibiotici naturali che, anche se non potenti come quelli farmacologici, danno buoni risultati, tra questi Echinacea, Uncaria, Semi di pompelmo, Tea tree oil (olio essenziale di Melaleuca Alternifolia), aglio, propoli, oligoelemento rame, l’ipoclorito di sodio (uso dermatologico: v. 'Metodo Ruffini'), l’argento colloidale (uso dermatologico)... decisamente meno invasivi di quelli farmaceutici di sintesi, che potremmo limitarci ad utilizzare solo per le infezioni gravi. Questi sono solo sei tra i più efficaci antibiotici naturali. Potremmo citarne infiniti altri... 

    Nel loro complesso costituiscono una valida alternativa, almeno per i casi meno gravi, agli antibiotici farmaceutici, che stanno perdendo efficacia vista la sempre maggiore resistenza esercitata nei loro confronti dai più vari agenti patogeni. Gli antibiotici uccidono gli agenti patogeni ma neutralizzano anche i batteri saprofiti (indispensabili per il benessere del nostro organismo), abbassando le difese immunitarie e originando così varie problematiche, quali disturbi digestivi, indisposizioni di stomaco, alterazioni della flora intestinale, reazioni allergiche, fino a vere e proprie infezioni in caso di uso improprio. A tal fine per limitare i danni è utile l'associazione di probiotici (Boulardii) e/ anche di un complesso vitaminico del gruppo B (es. Be Total e similari) affiancati a terapia antibiotica.

    Al contrario, gli antibiotici naturali agiscono con efficacia contro virus, funghi e batteri e sono i veri alleati della nostra salute, perché non aggrediscono ma potenziano il sistema immunitario, consentendo all’organismo di attivare naturalmente le proprie difese per contrastare le minacce esterne. Questo non significa che possono sostituire definitivamente gli antibiotici di sintesi, ancora indispensabili per le infezioni gravi, ma che valgono a limitare il loro utilizzo per i disturbi più comuni, costituendo al contempo un’ottima arma per la prevenzione delle malattie.

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    FONTE: La Stampa - pubblicato il 29/01/2018
    Oms: “Mezzo milione di infezioni resistono agli antibiotici”. Nel 2025 i morti saliranno a un milione l’anno solo in Europa. Ultima modifica il 29/01/2018 alle ore 15:58
    http://www.lastampa.it/2018/01/29/esteri/oms-mezzo-milione-di-infezioni-resistono-agli-antibiotici-mVQ8kg8W2CfEsdGT3z1dQI/pagina.htmlhttp://www.lastampa.it/2018/01/29/esteri/oms-mezzo-milione-di-infezioni-resistono-agli-antibiotici-mVQ8kg8W2CfEsdGT3z1dQI/pagina.html
     
  • Balanite


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  • Disinfezione gengivale e altri usi


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  • Piaga da decubito


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  • Suggerimento per i trattamenti vaginali



    Range entro cui caricare la siringa per eseguire i trattamenti vaginali
    (infezioni batteriche, candida, HPV...)
    Usare una siringa senza ago e caricata fra 3 e 5 ml
    con Ipoclorito di sodio al 6%.
    Seguire le modalità d'uso indicate nel manuale pratico
    che è in vendita al seguente LINK 
     
  • Treponema pallidum


    Treponema pallidum
    Il Treponema pallidum è un batterio del phylum delle Spirochaetes, specie appartenente alla famiglia dei Spirochaetaceae, Gram negativo, dal corpo diafano, quasi trasparente, che termina con flagelli.
    È l'agente eziologico della sifilide.

    A differenza degli altri batteri flagellati, questo batterio presenta endoflagelli, ovvero flagelli disposti all'interno e non all'esterno della cellula batterica. Molto mobile, grazie a essi, il batterio presenta una sorta di movimento a molla. La parete batterica presenta maggiore elasticità rispetto a quella di altre specie batteriche.
    Per lungo tempo si è ritenuto che questo batterio fosse anaerobio; recentemente si è scoperto che è in grado di ossidare i carboidrati e lo si è classificato come microaerofilo.

    Sono batteri molto lunghi e al tempo stesso molto sottili (5-20 micron x 0,1-0,5 micron). Per questo bisogna adottare accorgimenti affinché siano visibili al microscopio ottico: la microscopia a campo scuro e l'impregnazione argentica rendono il batterio visibile.

    Questo batterio non è coltivabile su terreni né liquidi né solidi, perciò la diagnosi si fa con test sierologici che si distinguono in test non treponemici e test treponemici, a seconda che abbiano come bersaglio la rivelazione degli anticorpi specifici (reazione di Wassermann) o del treponema stesso. Ha la caratteristica di presentare un mimetismo antigenico. Il batterio infatti si riveste della fibronectina della cellula ospite rendendosi meno visibile al sistema immunitario.Treponema pallidum è un batterio gram negativo, vettore di malattie chiamate trepomatosi tra cui spicca la lue o sifilide, un'infezione trasmessa per via sessuale (forma acquisita) o infettare il feto attraverso la placenta di madre luetica durante le ultime fasi della gravidanza: in questo caso, la malattia trasmessa dalla madre ed acquisita dal nascituro prende il nome di "sifilide congenita".
    In alcuni casi, il Treponema pallidum viene trasmesso per trasfusione di sangue infetto. Il periodo d'incubazione della sifilide varia da 2 a 10 settimane. Durante l’infezione acuta nell’individuo si evidenzia un innalzamento degli anticorpi specifici di classe M (IgM), seguito dall’aumento delle IgG, che permangono tutta la vita.
    Le infezioni da Treponema pallidum possono essere curate con antibiotici come penicillina (farmaco d'elezione), procaina, eritromicina, doxiciclina e tetracicline.







    Le piaghe cutanee (erosioni, placche eritematose) caratteristiche della seconda fase della malattia (dopo 6-12 settimane) possono essere disinfettate e trattate con il Metodo Ruffini.
    La prevenzione è l'arma migliore per fuggire dalle infezioni da Treponema pallidum.
    Dal momento che non esiste alcun vaccino per la sifilide, è bene astenersi dai rapporti sessuali non protetti con soggetti a rischio; in caso contrario, effettuare regolarmente le analisi del sangue, oltre ad avvisare tutte le persone con cui si sono consumati rapporti a rischio, fino ad un anno prima dall'esordio dei sintomi della sifilide.
  • Vaginosi

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